Gesù non è un hashtag, ovvero, passare la sera del Venerdì Santo a insultare Gesù su twitter.

gesù twitterBisogna avere una vita davvero avara di soddisfazioni per passare la sera del Venerdì Santo a fare battute cretine su Gesù Cristo.

gesù twitter2E cosa dire di chi, come noi, il Venerdì Santo cerca Gesù su Twitter?

Una cosa però l’abbiamo notata: nessun utente, che sia credente o ateo, pio o blasfemo, mette il cancelletto davanti a Gesù. Non esiste l’hashtag #gesù.

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Follow @Gesù!

Naturalmente battutisti scatenati. Il livello è quello che è, ma d’altronde siamo su twitter, dove i neuroni si trasformano in immondizia.

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IL CARRO DEI VINCITORI. Marco Travaglio e Goldman Sachs. Chi ci guadagna VERAMENTE col successo di Beppe Grillo?

Casaleggio_Associati-logo-

In questo momento, in Italia, migliaia di persone stanno salendo su un grosso carro decorato con cinque stelle.

La gente troppo entusiasta ci dà molto fastidio.

Per questo motivo vi segnaleremo alcuni personaggi che appoggiano il M5S per secondi fini o per rapporti economici.

Quasi un anno fa questo blog vi raccontava dei rapporti economico/editoriali che legavano Marco Travaglio, ChiareLettere e Casaleggio.

Oggi che il M5S è il primo partito, le contraddizioni stanno diventando gigantesche.

Potrà ancora il Fatto Quotidiano dichiararsi un giornale indipendente quando una parte degli editori hanno avuto rapporti economici con il proprietario del primo partito d’Italia?

Il conflitto di interessi di Marco Travaglio è ormai lampante. La libertà e la presupposta imparzialità del Fatto quotidiano sono un lontano ricordo e, in ogni caso, un giornale che fa affari col proprietario di uno fra i primi partiti italiani non può più proclamarsi indipendente.

Ci sarebbero tanti altri esempi di giornalisti, intellettuali, programmi radio, siti di gossip politico che stanno assumendo posizioni vergognosamente acritiche verso il movimento di Grillo

Ma quello fra Grillo, Casaleggio, ChiareLettere, Fatto Quotidiano (Travaglio è tra i proprietari) e Movimento 5 Stelle sembra che stia diventando un incrocio perverso fra politica, web, satira ed editoria.

I rapporti economici della Casaleggio Associati con gli editori del Fatto Quotidiano ci sembrano una prova lampante del fatto che il M5S non è quello che dice di essere. La realtà è che il M5S è un “political-entertainment product” creato e gestito da una azienda, la Casaleggio Associati, che è radicata nel mondo delle mega aziende della comunicazione e del marketing, con contatti ed entrature ai massimi livelli mondiali.

Basti pensare che a quanto pare il primo Meetup dei grillini non è stato creato da un cittadino qualunque ma da Maurizio Benzi, dipendente della Casaleggio Associati. Questo è il peccato originale, la prova provata che tutta le urla di Grillo sul fatto che il M5S si basa su spontaneità, partecipazione, trasparenza  etc sono solo trappole per boccaloni. O almeno, prendendo atto delle buone intenzioni di molti entusiasti, l’impalcatura del M5S nacque con un clic aziendale.

Visto che il mondo non si limita a lui, oggi chiudiamo questa piccola e noiosa serie di articoli su Beppe Grillo e lo facciamo commentando l’entusiasmo espresso oggi dalla Goldman Sachs per il successo elettorale di Beppe Grillo.

Bene, quando avrete un’oretta libera, leggete le 55 pagine che compongono questo bel dossier di Michele Di Salvo.

La conclusione ci spiega chi REALMENTE guadagnerà dall’ “instabilità politica” provocata dal M5S.

Vi lasciamo con le profetiche parole scritte ormai anni fa da Michele Di Salvo.

[Con gli slogan di Beppe Grillo] Fai facili consensi, e nell’immediato raccogli quei voti che tolgono ai partiti storici la possibilità di governare il Paese.

Chi ci guadagna in tutto questo?

I clienti della Casaleggio.

Quelle multinazionali che hanno tutto l’interesse a che una moneta si svaluti, che un’altra si rafforzi, anche grazie ad una incertezza o inaffidabilità politica.

Goldman Sachs ringrazia.

AGGIORNAMENTO 8 Marzo 2013

Come volevasi dimostrare:

Fitch taglia il rating all’Italia.
Pesa il caos post elettorale

L’agenzia di rating ha abbassato il giudizio sull’Italia a BBB+ da A- con outlook negativo. Il ‘voto’ riflette il “risultato inconcludente delle elezioni italiane”. Fitch era l’unica a non aver ancora ridotto il giudizio sull’Italia

ALWAYS COCACOLLA. #BOICOTTACOCACOLLA.IT

Twitter per certe cose è davvero un merdaio, un merdaio nel senso letterale.
Nei merdai, ossia negli spazi adibiti a deposito di feci, proliferano virus e schifezze che, in condizioni igienico-sanitario precarie, vedono il diffondersi di ogni agente patogeno e possono portare alla creazione di epidemie.
#supportcocacolla è una di queste, un piccolo agente patogeno semi innocuo che sguazza e prolifera in una latrina culturale.
Un breve riassunto
Un sito di “creativi” italiani sceglie come nome cocacolla.it.
La Coca Cola Company chiede di oscurare il sito,
cocacolla.it lo oscura in maniera spettacolare e rumorosa, servendosi dei social network per pubblicizzare il loro sito semi oscurato e la richiesta di chiusura.
L’odio verso la multinazionale dei soft drinks per i suoi metodi criminali porta molti utenti a supportare il piccolo sito che ispira simpatia, in un’ ottica chiaramente influenzata dal racconto biblico di Davide e Golia.
Se avete aderito in massa coi vostri click alla causa dei creativi di cocacolla.it, spalleggiati da repubblica.it et similia, forse lo avete fatto spinti da un sincero odio contro le multinazionali e contro la proprietà intellettuale (una sola lettera di differenza, suvvia! dicono i creativi nel loro disclaimer).
Bene, questa avversione alle corporations NON è condivisa per niente dal sito che grida alla censura:
cocacolla.it ha pubblicato un post in cui uno dei fotografi creativi riceve un paio di scarpe dalla megamultinazionale tedesca ADIDAS da fotografare, riprendere,montare, insomma, da gestire in maniera creativa e adatta al mercato giovanile.
Il giovane fotoreporter creativo, oltre a informarci di quanto sono fighe le scarpe ricevute come omaggio, sceglie come colonna sonora del video un pezzo del duo catanese blatta e inesha, note che hanno risuonato nei centri sociali antagonisti in tutta Italia e che ora, loro malgrado, vengono utilizzate per una pubblicità di una multinazionale che punta dritto al target dei giovani alternativi.
Insomma, come sempre, il nemico marcia alla testa..
cocacolla.it pubblicizza in maniera subdola la multinazionale adidas, con il linguaggio dell’arte e della comunicazione giovanile (seppur già patinata). E poi viene a chiedere il vostro sostegno morale e di conseguenza il vostro click contro la soverchieria del gigante sugli artisti precari creativi.
I creativi, che probabilmente sceglieranno un altro nome per i loro sito  ..focused on art, design, advertising, urban culture, new trends  (suggeriamo Piselli re franchising) hanno ottenuto il massimo di esposizione mediatica e della simpatia della comunità virtuale con il minimo sforzo, lo sforzo di stare qualche ora seduti, eccitatissimi, a postare in giro per il web la loro triste storia di martirio digitale..
I loro schiamazzi hanno raggiunto anche orecchie straniere, e Robin Wouters dice chiaro e tondo che “.. the bloggers did exactly what bloggers will do in such cases: complain publicly and try and drum up interest for their cause on the Internet. ”
Insomma, non è tutto oro quel che luccica, e detestando la condotta di ogni corporation detestiamo anche cocacolla.it in quanto subdoli propagatori di messaggi consumistici attraverso il linguaggio delle controculture giovanili.
Quindi, chi detesta la CocaCola dovrebbe detestare anche  i furbi creativi pubblicitari di cocacolla.it, che non hanno alcun diritto di presentarsi come vittime del sopruso dei potenti in quanto lavorano per i giganti dell’industria di abbigliamento sportivo.