il tracollo morale della città di Padova: il caso di Riina junior e l’invasione di cavallette

Quando si vuole chiamare Padova in un modo diverso da “padova” si dice “la città del santo”.
Il santo, per quei pochi che non lo sanno, è sant’Antonio
In questi giorni a Padova si parla del caso dell’accoglienza, in una struttura di recupero stabilita dal tribunale e secondo le leggi dello Stato Italiano, del pluripregiudicato Salvuccio Riina.
Il sindaco(pd) e il presidente della provincia(pdl) hanno detto espressamente che non vogliono ospitare il giovane Riina. Non vogliono “problemi”, non vogliono “carichi pesanti”.
Se i padovani, come sostengono i loro rappresentanti politici, non desiderano ospitare il percorso rieducativo di Salvatore Riina jr vuol dire che non capiscono il valore che potrebbe avere la presenza di quell’uomo nelle loro terre.
Difettano anche dei valori del cristianesimo: il perdono, il pentimento, la penitenza.
Riina potrebbe riscoprire Dio nella “città del santo”, proprio come è accaduto a Spatuzza nel confessionale del carcere.
Padova potrebbe dimostrare all’Italia e al mondo la propria statura morale accogliendo a braccia aperte il giovane siciliano, dimostrandosi così una città sensibile al perdono e adatta ad un percorso di riconversione morale.
Evidentemente padova non è nelle condizioni di dare lezioni morali ad un giovane pregiudicato della provincia di Palermo. E lo dicono chiaramente, il sindaco (pd), il presidente della provincia (pdl) e i consiglieri leghisti, che hanno buttato fango su Tina Ciccarelli, educatrice a capo della onlus “Noi famiglie padovane contro l’emarginazione”, che meritoriamente e coraggiosamente ha ottenuto di poter accogliere nella sua struttura Riina jr.

Tina Ciccarelli ci sembra l’unico unico lampo di carità e umanità rimasto nella città.

Da notare che un altro familiare di Totò Riina viene ospitato, senza isterismi o dichiarazioni di guerra, in un’altra zona d’Italia, che forse ha più familiarità con i valori di perdono e carità umana.

Di questo i padovani dovrebbero prendere atto, di non ritenere la propria città un posto adatto alla rieducazione di Salvatore Riina jr, manco fosse un’invasione di cavallette.

Belsito ha ucciso Umberto Bossi. Parola di Gianfranco Miglio

Bossi si è dimesso dalla Lega Nord, travolto dagli scandali e dalle tangenti.
E’ molto probabile che quel che resta della Lega si stringa attorno alla figura ‘positiva’ di Roberto Maroni, che negli ultimi tempi ha cominciato a mobilitare la sua base elettorale.
Già negli anni ’90 Maroni fu vicino ad abbandonare la Lega Nord dopo alcune pesanti discussioni con il Senatùr.
Il giovane Maroni chiese consiglio all’anziano Gianfranco Miglio, che allora era da poco uscito dalla Lega, su come fare per prendere il posto di Umberto Bossi.
Gianfranco Miglio è stato l’unico intellettuale di un certo peso che abbia legato il proprio nome alla causa della Lega Nord.
Senza di lui, l’idea di federalismo e quella di secessione non avrebbero avuto le basi teoriche per affermarsi come parole d’ordine dell’elettorato leghista.
Ciò che un quindicennio fa Miglio disse a Maroni si è rivelato essere vero, con una piccola differenza: Maroni non ha dovuto aspettare la morte di Bossi, ma è vero che senza l’ictus e senza gli scandali di Belsito non avrebbe mai potuto salire sul trono Padano. Quindi Miglio aveva ragione.
Vi proponiamo qui il passaggio riguardante il colloquio. Queste parole sono tratte da un’intervista di Stefano Lorenzetto a Miglio apparsa su Il Giornale nel Marzo 1999.

-Lei disse che “Bossi non è in grado di fare niente, nemmeno di fare l’assesore in un comuncello”.
-Confermo. Non è capace di proiettare un lavoro nel tempo, di stare dietro ad una scrivania. Se fosse diventato padrone della Padania, un minuto dopo si sarebbe posto il grave problema di rovesciarlo

-Impresa difficle?
-Impossibile. Quando Maroni cadde in disgrazia, fui invitato a un incontro segreto in casa di una signora milanese. “Voglio far fuori Bossi” mi rivelò Maroni. Gli obiettai che, con Bossi vivo, la Lega non avrebbe mai avuto altro capo all’infuori di lui. “Quand’è così, devo cambiare programmi”, concluse Maroni. Tornò a cuccia e fu riammesso nel movimento.

Maroni quindi è rimasto a cuccia per più di un decennio ,da qualche mese ha cominciato ad annusare l’aria, e ora è uscito dalla cuccia pronto a rosicchiare le ossa dell’anziano leader, costretto alle dimissioni dalla condotta del suo ‘cerchio magico’ di terroni e incapaci.

In basso trovate il link all’intervista completa, davvero molto interessante. Gianfranco Miglio era un provocatore ma aveva i mezzi culturali e intellettuali per esserlo. Con lui la Lega avrebbe davvero potuto fare la Rivolussiùn, ma Bossi preferì agire da democristiano e campare altri vent’anni sulle spalle dei contribuenti, prendendo in giro il popolo padano con false promesse e riti pagani.

http://www.scribd.com/doc/42785114/%C2%ABNon-mi-fecero-ministro-perche-avrei-distrutto-la-Repubblica%C2%BB-intervista-a-Gianfranco-Miglio-ideologo-della-Lega-Nord

Solidarietà ai ghanesi arrestati a Peschiera del Garda


Cosa succede in Veneto? Di cosa parlano i giornali e le tv locali?
Oggi parlano anche dell’operazione dei carabinieri contro un gruppo di ghanesi, detenuti per un reato del codice penale che è un insulto alla povertà e all’ambiente.
Furto di immondizia. Avete capito bene, queste persone sono state arrestate per avere evitato che alcuni elettrodomestici finissero nelle discariche.
I ghanesi andavano presso le isole ecologiche per raccogliere gli elettrodomestici PERFETTAMENTE FUNZIONANTI che i veneti bianchi inspiegabilmente buttano.
Il reato, secondo noi, dovrebbe essere quello di disfarsi di oggetti perfettamente funzionanti, data la situazione drammatica delle discariche italiane.
Invece, i carabinieri hanno arrestato chi si è impegnato per salvare l’ambiente da un inutile sfregio.
Il sindaco di Peschiera del Garda dovrebbe dare la cittadinanza onoraria a questi uomini che recuperavano frigoriferi, radio, televisori, lavatrici per portarli in Africa e guadagnarci sopra, in maniera non proprio legale, ma a nostro avviso legittima (o comunque più legittima degli imprenditori veneti che sfrattano intere comunità dalle loro terre) .
I veneti, un popolo un tempo povero e fiero di esserlo, da un po’ hanno conosciuto la ricchezza e di conseguenza un tracollo morale vertiginoso, che li spinge a buttare il MIVAR perfettamente funzionante per comprare uno schermo al plasma grosso quanto una parete.
Sono loro a dover essere arrestati. Disfarsi di apparecchi elettronici funzionanti è un reato contro la comunità ben più grave di quello commesso dai cittadini ghanesi.
Speriamo che la popolazione di Peschiera del Garda faccia le barricate fuori dal palazzo del Comune per chiedere l’immediato rilascio degli arrestati.
Abbiamo la sensazione che questo evento non si verificherà, e i veneti rimarranno a casa di fronte ad uno scintillante schermo al plasma guardando film polizieschi.