Paperissima Sprint e il cervello degli italiani

El Habib in compagnia di una infedele

I
Una bambina, ripresa con una telecamera dal padre, è illuminata solo dalla candelina piantata sulla torta del suo primo compleanno.
La bambina, dai folti capelli neri e dal viso particolarmente paffuto, con un vestitino bianco e rosa addosso, osserva intensamente la fiamma, questa luce calda e ballerina.
Piano piano, avvicina la piccola mano alla candelina, fino al compimento di un gesto perfettamente logico, secondo la testolina della rotonda bimbetta. Toccare il fuoco, accarezzare la luce, soddisfare la propria curiosità.
Le immagini mostrano l’inizio del percorso di conoscenza del mondo sensibile, che comporterà il formarsi di una memoria selettiva e porterà allo sviluppo delle facoltà intellettive, fondamentali per il genere umano.
Naturalmente, essendo la candelina l’unica fonte di illuminazione (diegetica), nel videotape del padre lo schermo si fa improvvisamente buio, lasciando l’ultimo fotogramma visibile ad illuminare il DOLORE sul volto della bimba.
Nel caso vi fosse sfuggito, abbiamo appena descritto TRE SECONDI E QUARANTA CENTESIMI di una puntata di Paperissima Sprint, programma di Antonio Ricci condotto dal Gabibbo e da Juliana Moreira, o Eva Henger, o da altre belle ragazze, accompagnate ogni tanto da qualche comico essere umano.

II
Paperissima Sprint dura all’incirca mezz’ora, così suddivisa: cinque minuti di pubblicità, altri cinque minuti di divertentissimi sketch fra il Gabibbo e le tette della presentatrice, il resto di papere.
Ilfiumeoreto cercherà di spiegare in che modo Paperissima sprint sia diventata il DESENSIBILIZZATORE dell’umanità degli italiani.
Le papere, se seguite con molta attenzione e con ancor più sensibilità, fanno provare al telespettatore quasi tutto l’arco delle emozioni e dei sentimenti che il nostro cervello ci consente di tastare.
Recenti ricerche sui neuroni specchio effettuate dall’Università di Parma hanno mostrato come questi neuroni si attivino sia quando proviamo fisicamente dolore/gioia/etc, sia quando GUARDIAMO qualcuno che prova dolore/gioia/etc.
Ad esempio, se in tv vediamo un uomo che beve da un bicchiere e poi fa un’espressione di disgusto, anche noi proveremo disgusto e repulsione, pur non bevendo niente. Paperissima Sprint, nell’arco di pochissimi secondi, produce una serie di immagini estreme, ognuna delle quali solletica i neuroni corrispondenti all’emozione provata:
dolore
tenerezza
fastidio
empatia
disgusto
eccitazione sessuale
paura
divertimento
tutto ciò concentrato in sessanta secondi di montaggio esplosivo, soprattutto nel finale sulle note del kazoo e con la melodiosa voce del Habib a fare da contraltare ironico alla vorticosa sequenza di stati d’animo dello spettatore, una folle corsa verso la totale estasi, o il totale annichilimento, della propria percettività.
Chi scrive reputa Paperissima Sprint la trasmissione più divertente prodotta da Mediaset nell’ultimo decennio e forse più. Per “divertente” intendiamo letteralmente “che fa ridere”. Guardando attentamente Paperissima Sprint senza dubbio qualche risata ve la farete.
Però bisogna sapere che il nostro cervello è SERIAMENTE stimolato in maniera estrema da queste immagini, montate in questo modo. Probabilmente la maggior parte dei telespettatori Paperissima Sprint la tiene come sottofondo durante la cena*, buttando ogni tanto l’occhio per ridere di un cagnolino che insegue la propria coda, o al contrario per bestemmiare guardando un terrificante incidente di auto da corsa, probabilmente mortale,sottolineato dai caratteristici rumori finti aggiunti in fase di montaggio: CSCSCSCSSSC….CRASH!SCRASH!
Il gattino e l’incidente in moto, i bambini che si fanno le coccole o che si picchiano, o che volano dall’altalena su un cespuglio, fino a scomparire dall’inquadratura e forse anche da questo mondo.
Concludiamo ricordando le passate polemiche montate da una certa sinistra contro Antonio Ricci, in particolare contro Striscia la Notizia.
Noi pensiamo che queste critiche siano una battaglia di retroguardia.
Un’analisi** più dettagliata di Paperissima Sprint potrebbe aiutarci a comprendere meglio i telespettatori italiani, il loro rapporto con il proprio cervello, le proprie emozioni, le proprie pulsioni.

Note

* James Lull parla di diverse modalità di fruizione televisiva: focused viewing (attenzione totale), monitoring (ad esempio, durante la cena, l’attenzione è discontinua) e idling (visione passatempo, dove l’attenzione è minima). Paperissima Sprint vive a cavallo fra le ultime due per gli adulti, mentre per i bambini è più probabile una visione del primo tipo.

** L’unica recensione di Paperissima Sprint da noi trovata in rete è di Fabrizio Bocca, e ci sembra davvero fuori fuoco, quasi velleitaria. Comunque eccone il link http://bocca.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/09/22/siamo-tutti-paperissimi/

Comicità sinta e comicità italiana. Storia di un furto culturale.

Vai a Disclaimer,

Vai alla prima parte.

Il secondo estratto che decidiamo di pubblicare dal libro Strada patria Sinta riguarda un aspetto poco noto della vita culturale italiana. Stiamo parlando del travaso di sketch, battute, canzoni e canovacci comici dal mondo circense dei saltimbanchi sinti al mondo della rivista. La rivista, l’avanspettacolo sono stati i laboratori della comicità italiana della seconda metà del novecento; in quest’ambiente si sono formati Totò e Franca Valeri, Enrico Montesano e Lino Banfi, Cochi e Renato e Ric e Gian, Franco e Ciccio e Domenico Modugno. Un teatro quasi sempre poverissimo, composto da ‘scavalcamontagne’ che giravano l’italia con pochi mezzi e tanta voglia di emergere.
Questo sottosuolo di comici e ballerine, alla lunga, grazie sopratutto alla contaminazione con il cinema e la tv, ha plasmato il senso dell’umorismo e quindi il carattere degli italiani.
Gnugo De Bar ci racconta come tutto ciò sia stato anche frutto di un ‘furto culturale’, visto che moltissimi aspetti della comicità dei saltimbanchi sinti sono stati letteralmente rubati dai comici della rivista italiana.
L’estratto si conclude con alcuni significativi aneddoti su i più famosi divi di Hollywood di origine sinta.
Lasciamo la parola a Gnugo De Bar:

“…Poi c’erano le entrate, quelle alle quali tutti i comici gagi si sono ispirati e che si chiamano sketch.
C’erano canzoncine divertenti, come “Levati la camiciola” che cantava anche mia zia Mariettina negli anni ’30, e che fu rifatta da Totò negli anni ’50 nel film “Totò a colori”.
Il fatto che comici così grandi abbiano attinto dal repertorio del circo ci fa comunque onore. Ma del resto anche Ric e Gian hanno copiato i nostri numeri per tanto tempo. Penso all’entrata della sonnambula, dove una donna che finge di essere sonnambula ruba dalle tasche dell’amico del marito tante cose. Il marito prega l’amico di non svegliarla: “Zitto, se no muore. Ti riporto la roba domani mattina alle 9 al bar”. Così fino a che la donna non gli ruba tutto. Il colpo di scena finale prevede poi che la donna porti via l’amico stesso, e al marito stupefatto, questa volta è l’altro a ripetere: “Zitto se no muore. Te la riporto domattina alle 9 al bar”.
C’erano poi tante altre entrate, come quella dell’uomo che va a chiedere la mano di una ragazza, e il padre lo scambia per un compratore di cavalli. Nascono così gli equivoci per le parole dette pensando a una cavalla, ma riferite a una ragazza!
Questi sketch sono proprietà nostra, dei sinti, li facevano tali e quali anche i miei bisnonni e la rivista li ha copiati. Non dico niente di nuovo del resto, perchè tutti i più grandi, a cominciare da Totò, lo hanno ammesso.
Non devo ricordare Fellini poi per dire che al mondo del circo tutti i grandi artisti si sono ispirati. Molti attori di quel periodo erano sinti, come Jean Gabin e Burt Lancaster, che si deformò il naso cadendo dal trapezio. Anche Yul Brinner, rappresentante della comunità sinta presso le Nazioni Unite, era un puro sinto serbo, che fino al ’56 aveva posteggiato cantando mentre sua nonna andava a mancia.”

Continua…