Per Tony Blair e Christian Rocca il caos in Iraq è colpa di Bush!

Incredibilmente Christian Rocca, un tempo massimo sostenitore della politica guerrafondaia di Bush, dà la colpa all’ex presidente per il caos in cui è sprofondato l’Iraq in questi giorni.
Allo stesso modo, Tony Blair, un tempo alleato di Bush, critica la facile retorica con cui l’ex alcolista texano aveva “chiuso” la guerra in Iraq.
Vediamo un po’.

Tony Blair, in un articolo sull’Independent in cui cerca di scrollarsi di dosso le responabilità gravissime per la situazione attuale, sostiene che la sicurezza dell’Iraq è un obiettivo “da raggiungere nell’arco di una generazione, in cui non è possibile ottenere una vittoria netta e definitiva”. In inglese, “This is a generation long struggle. It is not a ‘war’ which you win or lose in some clear and clean-cut way. There is no easy or painless solution. ”
Ci sembra questa una feroce critica al “missione compiuta” pronunciato da Bush nel 2003. La missione doveva durare per decenni ancora secondo Blair, che si scaglia così contro le manie di protagonismo dell’ex alleato. C’è da dire che nel 2008 fu lo stesso Bush a dirsi pentito di aver pronunciato quel discorso, ammettendo di aver “dato il messaggio sbagliato” definendo “compiuta” una missione che undici anni dopo è peggio di prima.

Secondo Rocca, invece, l’errore mortale di Bush è stato quello di ritirare le truppe dall’Iraq, permettendo ai terroristi dell’Isis di riorganizzarsi.
Un errore madornale, compiuto da un presidente che Rocca ha sempre apprezzato.
Vediamo cosa scrive in questo articolo:

“Il capitolo Iraq è il più complesso. Obama era contrario all’intervento, definito “dumb war”, guerra stupida. La promessa era di ritirare tutti i soldati americani entro la fine del primo mandato. Una promessa già calendarizzata da Bush e dal premier iracheno Nouri Al Maliki in un trattato formale tra Stati Uniti e Iraq che prevedeva il ritiro parziale entro il 2010 e quello definitivo, di tutti i soldati americani, entro la fine di quest’anno. Ora Obama sta pensando, su richiesta dei suoi militari e di Baghdad, di rompere quella promessa e superare il trattato Bush-Maliki e di lasciare in Iraq un contingente militare. Al vaglio ci sono due ipotesi: quattordicimila uomini oppure, più probabile, tre o quattromila.
Obama si è circondato degli stessi collaboratori di Bush per combattere la guerra al terrorismo scatenata da Al Qaeda.”

Fu Bush a pianificare il ritiro delle truppe dall’Iraq per il 2010/2011, quindi è colpa sua se, come sostiene il Washington Post, “i terroristi, ormai quasi sconfitti, senza la presenza americana hanno avuto il tempo di riorganizzarsi e ora stanno prendendo in mano il paese”. Obama si è limitato a seguire le tappe stabilite da Bush e dal governo Iracheno.
Ma c’è di più. Nello stesso articolo il Washington Post accusa Obama di non aver dato ascolto ai suoi generali che chiedevano di mantenere tra i 18mila e i 4mila soldati in Iraq per controllare la situazione.

Ebbene, nell’articolo di Rocca sopracitato, questa decisione viene attribuita a Obama, nel tentativo di rafforzare il framing “that’s right” scelto da Rocca, per cui gli “obamiani italiani” sono degli ingenui che non si rendono conto che Obama sta continuando la politica estera di Bush, tutt’altro che pacifista.
Ora il caos in Iraq sta cambiando le carte in tavola, e i neoconservatori americani tanto graditi a Rocca stanno puntando su Hillary per una nuova stagione di interventismo in Medio Oriente. Delegittimando in questo modo la campagna giornalistica di Rocca degli ultimi otto anni, tutta tesa a dipingere Obama come un seguace della dottrina Bush.

hillarocca