#AllEyesOnIsis! La nascita del Califfato in diretta su twitter, con tanti teneri gattini!

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Per chi non lo sapesse, nel territorio a cavallo tra Iraq e Siria è stata annunciata la nascita del Califfato, un evento che potrebbe avere ripercussioni sui prossimi secoli di storia umana.
La rinascita dello Stato Islamico Sunnita che ha investito come Califfo Abu Bakr al Baghdadi, che si dice sia discendente della tribù dello stesso Maometto, viene raccontata quotidianamente, minuto per minuto.

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La nascita di uno stato in diretta su twitter.

disertori

Con questo tweet si annuncia il fatto che molti soldati iracheni (sunniti) hanno abbandonato l’esercito regolare Iracheno finanziato dagli USA (e addestrati anche dai carabinieri italici). Se Nino Bixio o Francesco Crispi avessero avuto Twitter, avrebbero fatto la stessa cosa, dando notizie delle diserzioni nell’esercito borbonico

E’ come se nel maggio 1860 Garibaldi, Bixio e i mille avessero avuto Twitter. Con la differenza che si tratta di uno stato Santo.
Ciò che sta accadendo tra Iraq e Siria è anche la prosecuzione di una battaglia cominciata quasi quindici secoli fa: la guerra culturale fra sciiti e sunniti successiva alla morte del Profeta.

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Questo account vicino all’ISIS ci tiene a precisare che loro non stanno “distruggendo” i luoghi di culto Sciiti, ma li stanno soltanto “appiattendo”, come il Profeta Maometto suggeriva di fare con i templi dei politeisti arabi del VI sec Era Vulgaris

La nascita dell’Isis è stata possibile anche e soprattutto grazie al caos iracheno, uno stato che dopo una guerra decennale è stato governato da Maliki, scelto da Bush e confermato da Obama, che ha governato eliminando l’opposizione interna, mettendo il figlio a capo dell’esercito (come Gheddafi) e stringengo rapporti con l’Iran.

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Diversamente da quanto sperato da Bush, la situazione si è capovolta: gli Stati Uniti sono costretti a bombardare i nemici dell’Iran, facendo un favore agli ex nemici. Adesso la propaganda anti-iraniana tipica dei neocon americani viene tenuta in vita dai miliziani dell’ISIS. Ironia della sorte! Chissà che ne pensa Christian Rocca.

In pratica gli Stati Uniti erano intervenuti nel 2003 in Iraq per opporsi all’influenza iraniana e, di fatto, hanno consegnato il paese nelle mani dello sciita Maliki che ha subito stretto rapporti con l’Iran e ha perseguitato i sunniti, che adesso dalla Siria sono entrati in Iraq per la nascita del Califfato. Assurdo!
Le colpe storiche di Bush e di Obama non sono state sottolineate da qualche comunista anti-imperialista o da Giulietto Chiesa: è stato Ali Khedery, l’uomo di Bush a Baghdad, che nel 2010 capì che le cose non andavano e tentò di convincere Bush prima e Obama poi che le cose sarebbero andate verso la rovina, ma rimase inascoltato. Se avete un’ora di tempo e conoscete l’inglese, leggete questo dettagliatissmo resoconto storico firmato da Khedery sul Washington Post, mica su Lotta Comunista.

Nell’ultimo mese su Twitter abbiamo raccolto decine di immagini per testimoniare il fatto che l’Isis ha una rete di pr e di marketing strategist di tutto rispetto.

follow ahlaska

Si tratta di ragazzi che magari non erano mai usciti da Londra o da Bradford, e che, come i Mille Garibaldini, hanno scelto di partire armi in pugno e combattere per un ideale, come il nostro connazionale Giuliano Ibrahim Delnevo.

bath

Quelli dell’ISIS hanno capito che i video delle decapitazioni non sono più di moda, quindi tra una battaglia e l’altra postano foto di loro che si fanno il bagno.

I loro riferimenti sono videogiochi e internet culture, e la propaganda dell’Isis è diretta proprio alla gioventù globalizzata. Vediamo cosa scriveva circa un mese fa, nel luglio 2014, l’account Shami Witness, sostenitore e cronachista del Califfato.

The Khilafa declaration,as well Khalifa publicly leading Friday prayers in a historic mosque,appeal to whole new non-jihadi demographic(1)
Shami Witness ?@ShamiWitness 7 min
On the other hand,the condemnations of Hani Sibai et all echo around in the same echo chamber we have been trapped for 13 years.(2)
This vast new demographic suddenly been exposed to a presence of Khalifa ,a descendant of Muhammad(pbuh) himself.This is unprecedented(3)
I have seen all sorts of moderates,timid type Muslims who were so awe-struck by Khilafa declaration,that by the time (4)
the Khalifa’s Mosul mosque khutba video was released,they just plain surrendered themselves to this new ‘reality (5)
They recognize the historic moment.Whether they agree or not,they are referring him by Khalifa.The earning for Khilafa is very mainstream(6)

Chiaramente, la strategia è quella di esporre una generazione intera al fatto compiuto: c’è un Califfo, c’è un Califfato sul pianeta Terra, ed è lì che i giovani musulmani idealisti devono recarsi. Ed infatti i combattenti dell’Isis assumono nome a seconda della provenienza: Al-Tunisi (Tunisia), Al-Kurdi (Kurdistan), Al-Nurwiji (Norvegia) Al-Sumali (Somalia) etc…

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Con questo tweet si celebra il martirio del soldato Abu Hafs Al-Tunisi

Una strategia apparentemente opposta a quella di Al Qaeda: ISIS è al momento contraria agli attentati in Europa e, se proprio deve arrivare a Roma, prima deve conquistare l’intera area Mediorientale.

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Che entusiasmo!

Isis, tra l’altro, odia e combatte molti dei nemici storici degli Stati Uniti: odia l’Iran e tutti gli Sciiti, odia Al Qaeda, odia Assad. Certo, odia anche Israele e gli Stati Uniti, ma speriamo vi rendiate conto di quanto sia intricata la situazione.

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Propaganda dell’Isis contro il regime di Assad

Isis combatte i miliziani curdi, calpesta i diritti dei cristiani di Mosul, perseguita gli Yazidi iracheni e, in pochi mesi, ha cambiato il quadro globale dell’Islam armato.

Ma non solo! I miliziani dell’Isis hanno un enorme senso dell’umorismo, tipico dei nerd che passano le giornate su forum tipo reddit o 4chan.

Non si spiegherebbe altrimenti il pazzesco account twitter Islamic State of Cat, in cui i miliziani barbuti e armati si fanno ritrarre mentre accarezzano dei teneri gattini.

lolcat

I miliziani dell’Isis sono dei giovani gamers globalizzati, e sanno usare i tormentoni e l’umorismo tipico dei meme più diffusi

I gatti sono il segreto della tenerezza su internet, ma sono anche animali che piacevano molto a Maometto: si narra che un gatto si addormentò sulle braccia del Profeta e Lui, per non svegliare il micio, si tagliò la manica della camicia.

ablution

Lo sapevate? Nell’Islam è permesso ai gatti di bere dalle fontane usate per le abluzioni precedenti alle preghiere. Un modo di usare internet che unisce gli Hadith di quattordici secoli fa ai lolcats e alla guerriglia, qualcosa di estremamente innovativo.

Addirittura i temibili terroristi barbuti hanno coniato un tenerissimo nomignolo per i loro gattini: Meowjahid, gioco di parole fra ‘mujaheddin’ e il miagolio che in inglese si scrive ‘meow’

cats

Ma quanto sono teneri i soldati di Allah!

Purtroppo, a differenza dell’Emirato Musulmano della Sicilia, che ancora i siciliani rimpiangono, il Califfato del 2014 non sembra svilupparsi nella stessa direzione di 1200 anni fa. Noi speriamo che ciò sia dovuto al fatto che le armi stanno ancora tuonando, e confidiamo che appena lo Stato Islamico avrà raggiunto una maggiore stabilità ci sarà spazio per la pace e la tolleranza anche per Cristiani, Sciiti, Yazidi, Zoroastriani ed Ebrei, proprio come accadde in Sicilia pochi secoli fa, quando l’isola conobbe un periodo di pace, prosperità e progresso culturale, economico ed industriale, permettendo alle varie religioni di convivere in pace.

dialect calabrese

Quello che la stampa globale definisce come “Jihadist Imam of Hate” si è rivelato, almeno con noi, un amabile conversatore colto e raffinato

Abbiamo parlato di questo argomento col mitico Musa Cerantonio, un australiano di origine calabrese, convertitosi all’Islam dopo aver visto le sconcezze adamitiche della Cappella Sistina. Ne abbiamo discusso su Twitter, e lui è stato molto gentile, una persona affascinante e molto colta, che però è ricercato da vari stati per aver incitato la gente ad andare a combattere per il Califfato. Con lui abbiamo parlato delle differenze fra calabrese scritto e siciliano parlato (un dialogo che ha spinto un viscido giornalista di VICE USA a diventare nostro follower).

musas

Il simpatico “Imam of Hate” Musa Cerantonio sottopone dei quiz ai suoi followers. I palermitani dovrebbero sapere che la figura C fu effettivamente una Moschea per più di tre secoli

Secondo Musa Cerantonio, l’Emirato Siciliano ‘had its up and downs’, frase che lascia intendere che, in realtà, il tentativo migliore è in atto proprio in queste ore terribili, in cui Obama sta decidendo di bombardare l’esercito dello Stato Islamico.

obama kurds

Con questo tweet i miliziani dell’ISIS prendono in giro l’esercito kurdo: “Dopo tutte le storie su quanti fossero cazzuti i Pashmerga, alla fine, gli abbiamo talmente rotto il culo che hanno dovuto elemosinare l’aiuto americano”

 ATTENZIONE! QUESTO E’ IL PENULTIMO POST DELLA STORIA DI QUESTO SITO! STIAMO RAGGIUNGENDO LA TURCHIA E DA LI’ TENTEREMO DI ANDARE NELLE ZONE CONTROLLATE DALL’ISIS PER PORTARE UNA PAROLA DI PACE E FARE SI’ CHE IL MODERNO CALIFFATO SI BASI SULL’AMORE UNIVERSALE E SUL RISPETTO RECIPROCO, PROPRIO COME L’EMIRATO SICILIANO DEI SECOLI IX-XII.

A PRESTO!

Per Tony Blair e Christian Rocca il caos in Iraq è colpa di Bush!

Incredibilmente Christian Rocca, un tempo massimo sostenitore della politica guerrafondaia di Bush, dà la colpa all’ex presidente per il caos in cui è sprofondato l’Iraq in questi giorni.
Allo stesso modo, Tony Blair, un tempo alleato di Bush, critica la facile retorica con cui l’ex alcolista texano aveva “chiuso” la guerra in Iraq.
Vediamo un po’.

Tony Blair, in un articolo sull’Independent in cui cerca di scrollarsi di dosso le responabilità gravissime per la situazione attuale, sostiene che la sicurezza dell’Iraq è un obiettivo “da raggiungere nell’arco di una generazione, in cui non è possibile ottenere una vittoria netta e definitiva”. In inglese, “This is a generation long struggle. It is not a ‘war’ which you win or lose in some clear and clean-cut way. There is no easy or painless solution. ”
Ci sembra questa una feroce critica al “missione compiuta” pronunciato da Bush nel 2003. La missione doveva durare per decenni ancora secondo Blair, che si scaglia così contro le manie di protagonismo dell’ex alleato. C’è da dire che nel 2008 fu lo stesso Bush a dirsi pentito di aver pronunciato quel discorso, ammettendo di aver “dato il messaggio sbagliato” definendo “compiuta” una missione che undici anni dopo è peggio di prima.

Secondo Rocca, invece, l’errore mortale di Bush è stato quello di ritirare le truppe dall’Iraq, permettendo ai terroristi dell’Isis di riorganizzarsi.
Un errore madornale, compiuto da un presidente che Rocca ha sempre apprezzato.
Vediamo cosa scrive in questo articolo:

“Il capitolo Iraq è il più complesso. Obama era contrario all’intervento, definito “dumb war”, guerra stupida. La promessa era di ritirare tutti i soldati americani entro la fine del primo mandato. Una promessa già calendarizzata da Bush e dal premier iracheno Nouri Al Maliki in un trattato formale tra Stati Uniti e Iraq che prevedeva il ritiro parziale entro il 2010 e quello definitivo, di tutti i soldati americani, entro la fine di quest’anno. Ora Obama sta pensando, su richiesta dei suoi militari e di Baghdad, di rompere quella promessa e superare il trattato Bush-Maliki e di lasciare in Iraq un contingente militare. Al vaglio ci sono due ipotesi: quattordicimila uomini oppure, più probabile, tre o quattromila.
Obama si è circondato degli stessi collaboratori di Bush per combattere la guerra al terrorismo scatenata da Al Qaeda.”

Fu Bush a pianificare il ritiro delle truppe dall’Iraq per il 2010/2011, quindi è colpa sua se, come sostiene il Washington Post, “i terroristi, ormai quasi sconfitti, senza la presenza americana hanno avuto il tempo di riorganizzarsi e ora stanno prendendo in mano il paese”. Obama si è limitato a seguire le tappe stabilite da Bush e dal governo Iracheno.
Ma c’è di più. Nello stesso articolo il Washington Post accusa Obama di non aver dato ascolto ai suoi generali che chiedevano di mantenere tra i 18mila e i 4mila soldati in Iraq per controllare la situazione.

Ebbene, nell’articolo di Rocca sopracitato, questa decisione viene attribuita a Obama, nel tentativo di rafforzare il framing “that’s right” scelto da Rocca, per cui gli “obamiani italiani” sono degli ingenui che non si rendono conto che Obama sta continuando la politica estera di Bush, tutt’altro che pacifista.
Ora il caos in Iraq sta cambiando le carte in tavola, e i neoconservatori americani tanto graditi a Rocca stanno puntando su Hillary per una nuova stagione di interventismo in Medio Oriente. Delegittimando in questo modo la campagna giornalistica di Rocca degli ultimi otto anni, tutta tesa a dipingere Obama come un seguace della dottrina Bush.

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Le leggi antigay in Uganda sono ispirate dalla destra evangelica americana.

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Ancora una volta, l’Occidente diffonde odio e violenza in Africa

Le nuove mostruose leggi che condannano all’ergastolo gli omosessuali ugandesi sono il risultato di una campagna politico-religioso portata avanti da potenze straniere nel continente africano e specialmente in Uganda.

L’anno scorso è uscito un documentario straordinario, presentato al Sundance festival e proiettato in poche occasioni anche in Italia.

God Loves Uganda è un documento importantissimo, girato in maniera perfetta, con ritmo e sentimento, ma soprattutto è supportato da un lavoro di documentazione molto rigoroso.

Il regista Roger Ross Williams, già vincitore di un premio Oscar, è riuscito a raccontare con maestria CHI DAVVERO è il responsabile dell’approvazione di leggi così drammaticamente oppressive.

International House of Prayer è una missione di evangelici americani estremisti, anti-gay, anti-aborto etc.

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Una lobby molto potente che in America mette in scena raduni carismatici con gruppi rock cristiani, guarigioni, e tutto quell’armamentario culturale che unisce estremismo cristiano e cattivo gusto americano. Naturalmente sono vicini più ai repubblicani che ai democratici, per cui durante l’amministrazione di George W. Bush hanno avuto contatti e finanziamenti che hanno permesso lo sbarco nel continente africano.

Da allora è cominciata la capillare penetrazione evangelica nel tessuto sociale dell’Uganda.

Centinaia di migliaia di dollari sono stati spesi per organizzare missioni, seminari, gruppi di preghiera in Uganda; per fornire alla popolazione opuscoli e libri destinati a rendere gli ugandesi un popolo di estremisti.

Il documentario fa vedere come questi bianchi americani sorridenti, puliti, ben vestiti, simpatici si avvicinano ai proletari dell’Uganda, che spesso si lasciano convincere da questi “diavoli con gli occhi azzurri” ad avvicinarsi al culto carismatico dell’IHOP.

Il cristianesimo insegnato dagli americani dell’IHOP si basa sull’odio contro gli omosessuali, riducendo Gesù a Giovanardi.

Un’ossessione che lascia sconvolti dopo la visione del documentario, il cui finale travolgente mostra con crudezza il dramma e la violenza che questo culto sta seminando in Uganda contro gli omosessuali e contro gli uomini di Chiesa che pensano che NO, Cristo parla di amore e il suo messaggio non si può ridurre ad una feroce campagna contro i gay. Questi veri sacerdoti di Cristo rischiano la vita e a volte sono costretti all’esilio per sfuggire alle minacce.

Già da anni gli attivisti gay in Uganda vengono perseguitati e uccisi, come mostrato in God Loves Uganda.

E quando parliamo di “attivisti gay ugandesi” non dovete immaginarvi la mediocrità e lo squallore dei lobbysti italiani alla Anna Paola Concia o Vladimir Luxuria.

Stiamo parlando di semplici contadini, insegnanti, lavoratori dell’Uganda rurale o urbana, a cui semplicemente piace il cazzo e non la fica, e che sono pronti a lottare per la propria libertà

Alcuni vescovi intervistati in God Loves Uganda hanno mostrato come ci sia una opposizione a questa violenta penetrazione dell’estremismo americano, ma tutti i soldi spesi dall’IHOP per le sue campagne e per i suoi raduni, oltre a convincere buona parte della popolazione hanno convinto un numero sufficiente di parlamentari che hanno approvato questa legge liberticida.

Possiamo solo sperare che in futuro la parte di società civile ugandese non affetta dal contagio dell’estremismo americano riesca a combattere contro le agguerrite lobby della destra evangelica e a cancellare questa vergognosa legge antiomosessuali.

Si tratta di una armata variopinta e minoritaria, composta da cristiani memori del vero insegnamento di cristo assieme ad attivisti gay e a musulmani che non si fidano dei dollari e delle promesse di catarsi violenta dell’IHOP. E’ bellissima la scena in cui una ragazza musulmana che vende carne secca per strada risponde a muso duro ai melliflui sorrisi e alla propaganda dei “diavoli con gli occhi azzurri”, partiti dall’America per trasformare il popolo ugandese in una massa di estremisti repressi.

Gianni Riotta e Christian Rocca di fronte allo scandalo delle intercettazioni di Obama: due diversi modi di reagire, sempre a fianco degli USA.

obama daddy

Gianni Riotta e Christian Rocca hanno molte cose in comune:
-sono siciliani;
-sono due giornalisti;
-sono entrambi, sia pur in maniera diversa, sostenitori dell’egemonia statunitense nel mondo;
-sono molto attivi su twitter.

Per reagire alle imbarazzanti scoperte sullo spionaggio capillare americano di ogni conversazione via telefono e online in europa e in america e nel mondo, questi due giornalisti siciliani filoamericani hanno scelto due strade diverse.
Riotta ha avuto una discussione infuocata su internet con Glenn Greenwald, il giornalista che ha rivelato lo spionaggio illegale.
Rocca ha preferito il silenzio, ha preferito evitare di entrare in prima persona nella tenzone e ha aspettato circa 24 ore prima di postare un articolo sul suo blog, articolo che commenteremo più avanti.

Gianni Riotta.
Gianni Riotta in questo periodo ha molto tempo libero, visto che al momento non siede su alcuna poltrona importante. Certo, ha scritto un libro su Javier Zanetti e ogni tanto insegna in America, ma sostanzialmente passa le sue giornate su twitter come un disoccupato qualunque. Questo attivismo (unitamente alla sua fama trentennale e alla sua abilità giornalistica) gli ha fatto guadagnare decine di migliaia di follower.
Questo iperattivismo online lo ha portato, suo malgrado, a scontrarsi con Glenn Greenwald, il giornalista del Guardian che ha collaborato con Snowden rivelando le condotte di spionaggio illegale e totalitario messe in atto dai servizi segreti americani.
Lo scontro è andato male, visto che Riotta, in un articolo su la Stampa, ha accusato Greenwald di pubblicare informazioni delicate senza controllare le fonti e Greenwald, che in quei giorni era tra gli uomini più osservati del pianeta, ha scritto su Twitter che Riotta scrive “bugie su bugie” e che è “l’opposto del giornalismo”. Non proprio una bella figura. Qui potete leggere la sequenza dei tweet e le relative diramazioni.
Il giorno dopo, Riotta ha linkato un articolo che parla di Greenwald e del suo passato nell’industria del porno, quasi fosse qualcosa di cui vergognarsi.
Probabilmente in America avranno apprezzato il tentativo di character assasination messo in atto da Riotta, che però non sembra essere del tutto riuscito.

Christian Rocca.
Christian Rocca è il direttore del magazine fighetto del Sole 24 Ore. Nelle ore in cui Riotta su twitter si beccava del “bugiardo” da Greenwald, lui postava le foto del nuovo numero del giornale da lui diretto. Nel numero di questo mese trova spazio anche un articolo di Stefano Pistolini in cui si dice che, beh, come eroi Assange, Snowden e Greenwald non sono proprio un granché, anzi non sono per niete appassionanti.
Il giorno dopo ecco apparire sul suo blog un articolo che sostiene che l’America ha fatto benissimo a spiare le conversazioni private dei leader europei e a esaminare i megadati delle comunicazioni di noi cittadini.
Proprio così: Rocca, l’anticomunista, approva i metodi da Kgb di controllo totalitario delle comunicazioni, se servono a consolidare il dominio americano.
Le intercettazioni americane servirebbero a scoprire e a evitare le bufale e le trappole che i servizi e i governi europei spesso hanno rifilato agli Stati Uniti.
E qui viene il bello.
Rocca per giustificare lo spionaggio illegale di Obama cita anche la balla dell’uranio che Saddam avrebbe comprato dal Niger.
Rocca all’epoca sul Foglio scrisse degli articoli talmente ben fatti che spinsero i vertici dei servizi segreti italiani a incontrare lui e il direttore Giuliano Ferrara.
Vediamo cosa dice Giuliano Ferrara in proposito:

Diciamo che Rocca aveva assunto per competenza professionale la guida delle operazioni pro Bush e pro Sismi, contro la campagna di Repubblica, e il Sismi gli e ci veniva dietro, lusingandoci e divertendoci, dandoci qualche dritta di persone da consultare per ulteriori ricerche, e telefonammo a un numero ufficiale della Casa Bianca per avere una conferma imbarazzante per D’Avanzo e Bonini di cui non ricordo nemmeno il contenuto, adesso. Poi tutto finì e ne rimase un legame anche di collaborazione con Pio Pompa, figura deliziosa e acuta di spione onesto e intelligente e amico dell’occidente e di Israele

Ora, probabilmente è vero che nello specifico Rocca avesse ragione e Repubblica torto (anche perché Rocca minaccia di querelare chiunque dica il contrario e noi non vogliamo avere nessuna discussione con gente nata ad Alcamo).

Però Rocca oggi scrive: secondo Repubblica la balla sul Niger è stata organizzata dagli italiani, ma è una barzelletta che, tra l’altro, fosse vera, ma non lo è, confermerebbe la necessità americana di controllare gli alleati. 

Ecco, questo no. Perché a George Bush serviva un pretesto per invadere l’Iraq, quindi gli serviva (e la usò) una bufala su presunte armi di distruzione di massa, poco importava se fossero bufale fabbricate in Italia (come dice Repubblica) o fuori dall’Italia (come dice Rocca). Quindi, al contrario di come fa Rocca, questo non è un argomento spendibile per giustificare uno spionaggio illegale. Ma cosa si deve fare per campare…

Poi fa sorridere che lui, per giustificare moralmente l’opera di spionaggio illegale più colossale della storia dell’umanità, tiri fuori la storia del Niger.

Lui, secondo il suo direttore dell’epoca, “aveva assunto la guida delle operazioni pro Bush e pro Sismi, e il Sismi gli veniva dietro”.

Rocca, per dire, ha più volte ribadito di essere favorevole al rapimento illegale dell’Imam Abu Omar.
Non ci stupisce che apprezzi questi giochi sporchi dei servizi segreti americani.

Per certa gente la democrazia è così importante che per conservarla sono disposti a sospendere la democrazia.

“Onorata del cognome che porto” Intervista shock alla figlia di George W. Bush

“Dispiaciuta” per le vittime, ma ”onorata” di portare il nome del padre: cosi’ si e’ detta Jenna Bush, figlia di George W. Bush, alla televisione svizzera, che ha pubblicato sul suo sito un video della ”prima intervista televisiva” della donna. ”Io sono onorata di chiamarmi così, e felice” perché‚ ”è il cognome di mio padre e immagino che qualsiasi figlio che ama i suoi genitori non cambia il cognome. Corrisponde alla mia identità”, afferma Jenna Bush intervistata a Ginevra. Nell’intervista, doppiata in francese e cosi’ diffusa, Jenna Bush si dice ”dispiaciuta” per le vittime del padre, ma — aggiunge — ”penso che siamo tutti figli di qualcuno” e non bisogna restare nel passato ma andare avanti per noi, per le generazioni future.

Parlando della sua famiglia, la figlia di Bush dice: ”Sono i miei genitori, siamo cristiani e devo dell’amore a mio padre e mia madre”, afferma, ricordando che a casa pregavano tutte le sere e che il momento piu’ brutto della sua vita fu quando suo padre dovette lasciare la Casa Bianca. ”Nostra madre è stata estremamente importante, poiché non abbiamo potuto andare a scuola. E’ lei che ci ha insegnato a leggere e a scrivere”, ha affermato. La figlia di Bush ha compiuto in Svizzera il suo primo viaggio all’estero, e afferma che non le dispiacerebbe vivere e lavorare in quel Paese.

“La figlia di Bush la sua favoletta di brava figlia che ama quell’assassino di suo padre, ma che gli dispiace tanto per le vittime di guerra la vada a raccontare a qualcun altro”, scrive un’attivista irachena. “La smetta di rilasciare interviste a tanto il chilo -scrive riferendosi all’intervista alla tv svizzera – suo padre non ha ucciso qualcuno durante un raptus,ma ha macellato e fatto macellare scientificamente centinaia di poveri cristi che si sono trovati anche solo sulla sua strada come i nostri figli. Inorridisca una buona volta Jenna Bush davanti a tanto sangue innocente versato perche’ quelle come lei potessero fare la bella vita”.

“La prossima volta che rilascia una intervista del genere penseremo seriamente a cercare la possibilita’ di querelarla per lesa memoria dei nostri morti torturati e massacrati come cani dal macellaio dell’Iraq George W. Bush. Inoltre bastano le nostre di televisioni che esaltano i figli dei criminali , non ci si mettano anche quelle svizzere , guardino in casa loro e scopriranno cosi’ che persone come George W. Bush non ne hanno mai avuti e che non e’ il caso -conclude- di dare voce alla loro progenie”.

Ecco il video dell’intervista:

I Black Flag sono il gruppo preferito della famiglia Clinton (e piacciono anche a George W Bush) !?

clintonQui Bill.

chelseaqui Chelsea Clinton. Purtroppo non abbiamo trovato nessuna foto di Hillary con la prima stampa di Jealous Again, però abbiamo trovato questa foto di George W. Bush

37094005bush_20001010_07380.jpgNon saremo certo noi a cercare di spiegare le differenze che passano tra una band multietnica di sottoproletari americani (i Black Flag)  e gli uomini potenti ritratti qui sopra.

I Black Flag sono forse il gruppo punk su cui è stato scritto più materiale, quindi informatevi voi stessi, se vi va.

Gli splendidi disegni di R. Pettybone che hanno illustrato la carriera dei Black Flag sembrano essere tornati di moda oggi, trent’anni dopo la loro realizzazione.

Ne è una prova il fatto che le star di Hollywood fanno a gara a indossare t-shirt del gruppo: a questo indirizzo potrete trovarne decine

http://blackflagshirtsoneverycelebrity.tumblr.com/

Da Zuckerberg a Psy, da Cristiano Ronaldo a Mel Gibson. I Black Flag, recentemente in tour (anche in Italia, dove hanno ripetuto il famigerato concerto milanese di trent’anni prima) senza Henry Rollins, stanno diventando uno dei brand più sfruttati dell’universo.

Speriamo che almeno Greg Ginn e soci ci guadagnino qualcosa.

 

P.S:

Riuscite a immaginare Napolitano con la maglietta dei Nerorgasmo? O Prodi con la toppa dei Wretched?

Sicuramente no.

Però Renzi con la maglietta dei Black Flag sarebbe già più plausibile.

Le manovre alla Belsito di Karl Rove

Conoscete Karl Rove? E’ una specie di pubblicitario della politica americana, di fede repubblicana. Ha curato per anni l’immagine di Bush.
A lui dobbiamo l’immortale sequenza in split-screen in cui, per un video elettorale, si presentava da un lato Gesù e dall’altro George W. Bush, come a paragonare i due personaggi.
Karl Rove continua in questo suo onesto mestiere ancora oggi.
Ed è notizia di questi giorni l’inchiesta da parte della Federal Election Commission (FEC) riguardo il modulo delle tasse presentato dall’agenzia di Karl Rove, la Crossroads Grassroots Policy Strategies. Quello che leggerete è una specie di traduzione e riassunto e volgarizzazione e commento dell’articolo linkato dall’Huffington Post.
Le tasse in America si pagano, e chi le evade va in carcere con lo stigma della comunità, il contrario del nostro bello stivalone.
E se in America c’è qualcos’altro che fa infuriare il pubblico più di ogni altra cosa sono le organizzazioni benefiche fasulle.
L’America è un posto pieno di raccolte fondi per questo o quel gruppo.
Detto questo, la posizione della Grassroots e di Karl Rove non sarebbe delle migliori: avrebbero finto di essere una organizzazione no-profit per pagare meno tasse, pur non avendone i requisiti.
La FEC ha fatto notare che non si può definire no-profit una società come la Crossroads, che raccoglie fondi per mandare in onda spot elettorali in cui gli avversari, nel caso specifico il senatore democratico della Virginia Ted Kain, vengono dipinti come ” partigiani cheerleader di Obama “.

Se la Crossroads non ammette di essere una organizzazione politica, oltre che per risparmiare dollari di tasse, il motivo è anche un altro: definendosi una grassroots advocacy organization Rove non è obbligato a rivelare al pubblico i nomi di coloro che lo sostengono economicamente, garantendo così l’anonimato ai donatori milionari, cosa che per le organizzazioni di supporto politico non sarebbe permessa.
Qual è il trucchetto usato da Rove?
Gli basta non usare nelle pubblicità le parole votate pervotate contro; “elect” e “vote against”
Basta inserire all’interno degli ads qualche proclama generico, del tipo il candidato dovrebbe esprimersi su questo o quel tema, per non venire classificati come spot elettorale ma come messaggio sociale. Una pratica adottata da più o meno tutte le organizzazioni simili per pagare meno tasse e non essere costretti a rivelare i nomi dei finanziatori.
Proviamo a fare un esempio:

votate contro il candidato democratico Karabotsos! sarebbe uno spot elettorale, quindi si pagarebbero molte tasse.
invece,
il candidato democratico Karabotsos ha divorziato dalla prima moglie e ora si dichiara omosessuale: cosa ha da dire sulle fiamme che lo avvolgeranno nell’inferno, Levitico 18-22? questo sarebbe un messaggio sociale che permetterebbe di risparmiare sulle tasse.

Da notare che le inchieste su Rove sono state svolte dalla FEC, la commissione di controllo elettorale, e non dalla IRS, la agenzia delle entrate, coloro che hanno materialmente ricevuto il modulo delle tasse incriminato.

In ogni caso, Rove può dormire tranquillo: i risultati dell’indagine non si avranno prima delle elezioni presidenziali 2012, elezioni nelle quali la Crossroads Grassroots Policy Strategies conta di spendere 300 milioni di dollari per far eleggere il candidato repubblicano alla Casa Bianca.