Le manovre alla Belsito di Karl Rove

Conoscete Karl Rove? E’ una specie di pubblicitario della politica americana, di fede repubblicana. Ha curato per anni l’immagine di Bush.
A lui dobbiamo l’immortale sequenza in split-screen in cui, per un video elettorale, si presentava da un lato Gesù e dall’altro George W. Bush, come a paragonare i due personaggi.
Karl Rove continua in questo suo onesto mestiere ancora oggi.
Ed è notizia di questi giorni l’inchiesta da parte della Federal Election Commission (FEC) riguardo il modulo delle tasse presentato dall’agenzia di Karl Rove, la Crossroads Grassroots Policy Strategies. Quello che leggerete è una specie di traduzione e riassunto e volgarizzazione e commento dell’articolo linkato dall’Huffington Post.
Le tasse in America si pagano, e chi le evade va in carcere con lo stigma della comunità, il contrario del nostro bello stivalone.
E se in America c’è qualcos’altro che fa infuriare il pubblico più di ogni altra cosa sono le organizzazioni benefiche fasulle.
L’America è un posto pieno di raccolte fondi per questo o quel gruppo.
Detto questo, la posizione della Grassroots e di Karl Rove non sarebbe delle migliori: avrebbero finto di essere una organizzazione no-profit per pagare meno tasse, pur non avendone i requisiti.
La FEC ha fatto notare che non si può definire no-profit una società come la Crossroads, che raccoglie fondi per mandare in onda spot elettorali in cui gli avversari, nel caso specifico il senatore democratico della Virginia Ted Kain, vengono dipinti come ” partigiani cheerleader di Obama “.

Se la Crossroads non ammette di essere una organizzazione politica, oltre che per risparmiare dollari di tasse, il motivo è anche un altro: definendosi una grassroots advocacy organization Rove non è obbligato a rivelare al pubblico i nomi di coloro che lo sostengono economicamente, garantendo così l’anonimato ai donatori milionari, cosa che per le organizzazioni di supporto politico non sarebbe permessa.
Qual è il trucchetto usato da Rove?
Gli basta non usare nelle pubblicità le parole votate pervotate contro; “elect” e “vote against”
Basta inserire all’interno degli ads qualche proclama generico, del tipo il candidato dovrebbe esprimersi su questo o quel tema, per non venire classificati come spot elettorale ma come messaggio sociale. Una pratica adottata da più o meno tutte le organizzazioni simili per pagare meno tasse e non essere costretti a rivelare i nomi dei finanziatori.
Proviamo a fare un esempio:

votate contro il candidato democratico Karabotsos! sarebbe uno spot elettorale, quindi si pagarebbero molte tasse.
invece,
il candidato democratico Karabotsos ha divorziato dalla prima moglie e ora si dichiara omosessuale: cosa ha da dire sulle fiamme che lo avvolgeranno nell’inferno, Levitico 18-22? questo sarebbe un messaggio sociale che permetterebbe di risparmiare sulle tasse.

Da notare che le inchieste su Rove sono state svolte dalla FEC, la commissione di controllo elettorale, e non dalla IRS, la agenzia delle entrate, coloro che hanno materialmente ricevuto il modulo delle tasse incriminato.

In ogni caso, Rove può dormire tranquillo: i risultati dell’indagine non si avranno prima delle elezioni presidenziali 2012, elezioni nelle quali la Crossroads Grassroots Policy Strategies conta di spendere 300 milioni di dollari per far eleggere il candidato repubblicano alla Casa Bianca.

Belsito ha ucciso Umberto Bossi. Parola di Gianfranco Miglio

Bossi si è dimesso dalla Lega Nord, travolto dagli scandali e dalle tangenti.
E’ molto probabile che quel che resta della Lega si stringa attorno alla figura ‘positiva’ di Roberto Maroni, che negli ultimi tempi ha cominciato a mobilitare la sua base elettorale.
Già negli anni ’90 Maroni fu vicino ad abbandonare la Lega Nord dopo alcune pesanti discussioni con il Senatùr.
Il giovane Maroni chiese consiglio all’anziano Gianfranco Miglio, che allora era da poco uscito dalla Lega, su come fare per prendere il posto di Umberto Bossi.
Gianfranco Miglio è stato l’unico intellettuale di un certo peso che abbia legato il proprio nome alla causa della Lega Nord.
Senza di lui, l’idea di federalismo e quella di secessione non avrebbero avuto le basi teoriche per affermarsi come parole d’ordine dell’elettorato leghista.
Ciò che un quindicennio fa Miglio disse a Maroni si è rivelato essere vero, con una piccola differenza: Maroni non ha dovuto aspettare la morte di Bossi, ma è vero che senza l’ictus e senza gli scandali di Belsito non avrebbe mai potuto salire sul trono Padano. Quindi Miglio aveva ragione.
Vi proponiamo qui il passaggio riguardante il colloquio. Queste parole sono tratte da un’intervista di Stefano Lorenzetto a Miglio apparsa su Il Giornale nel Marzo 1999.

-Lei disse che “Bossi non è in grado di fare niente, nemmeno di fare l’assesore in un comuncello”.
-Confermo. Non è capace di proiettare un lavoro nel tempo, di stare dietro ad una scrivania. Se fosse diventato padrone della Padania, un minuto dopo si sarebbe posto il grave problema di rovesciarlo

-Impresa difficle?
-Impossibile. Quando Maroni cadde in disgrazia, fui invitato a un incontro segreto in casa di una signora milanese. “Voglio far fuori Bossi” mi rivelò Maroni. Gli obiettai che, con Bossi vivo, la Lega non avrebbe mai avuto altro capo all’infuori di lui. “Quand’è così, devo cambiare programmi”, concluse Maroni. Tornò a cuccia e fu riammesso nel movimento.

Maroni quindi è rimasto a cuccia per più di un decennio ,da qualche mese ha cominciato ad annusare l’aria, e ora è uscito dalla cuccia pronto a rosicchiare le ossa dell’anziano leader, costretto alle dimissioni dalla condotta del suo ‘cerchio magico’ di terroni e incapaci.

In basso trovate il link all’intervista completa, davvero molto interessante. Gianfranco Miglio era un provocatore ma aveva i mezzi culturali e intellettuali per esserlo. Con lui la Lega avrebbe davvero potuto fare la Rivolussiùn, ma Bossi preferì agire da democristiano e campare altri vent’anni sulle spalle dei contribuenti, prendendo in giro il popolo padano con false promesse e riti pagani.

http://www.scribd.com/doc/42785114/%C2%ABNon-mi-fecero-ministro-perche-avrei-distrutto-la-Repubblica%C2%BB-intervista-a-Gianfranco-Miglio-ideologo-della-Lega-Nord