Solidarietà a Gemitaiz. Però, santoddio, state attenti!

Un giovanotto fermato dalla polizia con sostanze stupefacenti in tasca non fa notizia, a meno che non sia famoso come il rapper Gemitaiz.
Noi abbiamo rispetto e compassione per chiunque si ritrovi a ricevere le attenzioni congiunte di  polizia e stampa.

L’articolo di Repubblica sul fermo di Gemitaiz è davvero odioso, un distillato di insolenza. Il ghigno del forte che deride il debole in catene, questo ciò che emerge dallo squallore firmato dal giovane (precario?) cronista di repubblica (non facciamo nomi perché non aspetta altro).

Gemitaiz, noi ti siamo vicini e ti rispettiamo e tifiamo prescrizione, speriamo che tu possa superare questo brutto momento, però santoddio, perché ‘ste stronzate? Ovvero, perchè 6 giorni prima del tuo incontro coi tutori dell’ordine hai sentito la necessità di pubblicare su Instagram questa foto?

gemi

“ricordate che ha avuto una delusione dalla sua donna, ascoltate ballata del dubbio pt. 2 e capirete che gemitaiz non pensa solo ai soldi #freegemitaiz” La commovente difesa delle fans si basa sull’empatia umana.

Purtroppo non siamo in California, a Barcellona, ad Amsterdam, in Colorado o a Lugano qualche anno fa.

Malauguratamente l’erba non è legale in Italia. Potevi limitarti a parlare di canne nei tuoi testi senza dover postare foto così esplicite e inutilmente compromettenti.

Che ne sai che gli sbirri non hanno segnato il tuo nome su un taccuino dopo aver visto questa foto? Che ne sai che non ti hanno pedinato dopo che hai condiviso col mondo intero la tua passione per ganja e arancine?

Speriamo che le nostre parole servano da monito ai giovanotti appassionati di cannabinoidi affinché evitino di donare ai social network le foto delle loro innocenti abitudini.

politweetz

In un mondo in cui le multe vengono fatte tramite segnalazioni su twitter, siete così ingenui da pensare che la polizia non segua i vostri account?

Capodanno, la magia della droga

brindisi

in italia, e non solo, i giorni che precedono il capodanno sono pieni di trattative segrete per l’acquisto di droghe illegali.
pasticche, cocaina, cannabinoidi, anfetamine e altri passatempi vengono smerciati alacremente, quando dicembre sta per finire.
le tasche degli spacciatori si riempiono in questo periodo più che in altri mesi dell’anno. con le tredicesime dei clienti (o con i soldi ricevuti in regalo a natale, per i più piccoli) i pusher italiani possono anche loro fare qualche regalo natalizio ai loro figlioli.
in ogni economia, ad una offerta (gli spacciatori) corrisponde una domanda, i clienti. le feste accrescono la smania degli italiani di drogarsi.
il bisogno di assumere sostanze che amplifichino la realtà in un periodo di festività comunitaria può avere un collegamento con le antiche cerimonie pagane: il cinquantenne di Treviso che si ubriaca di grappa al cenone aziendale e suo figlio diciottenne che, ballando musica house in discoteca, festeggia la nascita del nuovo anno assumendo per la prima volta della cocaina, sono ignari del fatto che nello stesso periodo dell’anno, millenni fa, i loro antenati si comportavano in maniera molto simile.
(Helena Velena qualche anno fa ha riassunto in modo brillante le tesi di J. Allegro su un argomento poco noto: i funghi allucinogeni e la croce)
E’ davvero spiacevole che molte persone non si godano appieno i pochi grammi faticosamente acquistati: chi, inesperto, non sa maneggiare tali sostanze di tanto in tanto perisce, o comunque non ne apprezza gli effetti.
Un altro problema: dato che queste sostanze sono proibite dalla legislazione vigente, le più accanite realtà criminali se ne spartiscono gli illeciti introiti, statuendo prezzi e, SOPRATTUTTO, qualità del prodotto.
Sappiamo che la legge dello Stato Italiano vieta alcuni tipi di svago. Migliaia di poliziotti pattugliano le strade, fermano le macchine liberano cani lupo che infilano il loro nasone sotto le minigonne delle vostre figlie quindicenni alla ricerca di UNA CANNA.
Questo è lo scenario. Siamo sicuri che ogni persona sana di mente non voglia correre rischi del genere: sostanze scadenti da consumare in fretta e da comprare e trasportare col fiero terrore di chi non ha fatto niente per attirare tanta attenzione.
Ma se a Natale e a Capodanno moltissima gente all’ostia del prete preferisce una sniffata, vuol dire che le droghe significano qualcosa di molto profondo per gli italiani.
Milioni di italiani negli ultimi decenni hanno consumato e continuano a consumare tonnellate su tonnellate di droghe illegali, nonostante tutte le difficoltà e i veri e propri drammi sociali che ciò comporta nella penisola.
Perchè? C’è un significato religioso?
La Francia, la politica francese, negli ultimi anni ha partorito parecchie nuove leggi aberranti, ma la creazione di stanze comunali per eroinomani ci sembra una piccola mossa vincente per fornire un adeguato sostegno al “CONSUMATORE DI DROGHE ILLEGALI”, una figura umana CHE ESISTE DA DECENNI E CHE NON ACCENNA MINIMAMENTE A SCOMPARIRE, e come tale va accettata. Anche in Italia.

“Fumo un po’ e dopo gioco a PES”. i Club Dogo e l’edonismo depressivo

I Club Dogo sono un gruppo hip hop milanese. Il loro ultimo singolo si chiama PES*.
Il testo di questa canzone è fondamentale per chiunque voglia comprendere i giovani d’oggi.
Noi, per facilitare la comprensione, accompagneremo le strofe di questa canzone alle riflessioni di Mark Fisher sul concetto di “edonismo depressivo” riscontrabile nei ragazzi degli anni 2000.

YO
prima i Club Dogo:

Sto lontano dallo stress
fumo un pò e dopo gioco a Pes
Pato, Mexes
Messi, Valdes
fumo un pò e dopo gioco a Pes
accendo e dico: Ooooh Yesss
fumo un pò e dopo gioco a Pes!
se mi riprendo ooh ooh ooh yes
fumo un pò e dopo gioco a Pes!

Oggi voglio stare sul divano collassato
frate passo solo dalla Champions League al Campionato
zio crossami la palla che rovescio
intorno a me c’è tutta la curva della Playstation
aspirano e poi fanno cori e gesti tipo: Ale oh oh!
siamo tutti fuori messi tipo Leo oh oh!
Sono goleador zio, il boss del turnover
come Adebayor prima punta, numero 9!
Dribblo finché scrocchiano le dita
frate tanto qui c’è birra e weeda
l’anti dolorifico per la partita
Calcio Champagne, smarcato Neymar
Pato goal profumato zio, Paco Rabanne!
Compro e vendo giocatori dal Nintendo, vecchia scuola
sono il Re del mercato come Mino Raiola
sono pronto al match frate io ho le dita coi tacchetti
tu dammi solo una torcia e una Moretti, oh!

ora leggete cosa scrive Mark Fisher nel suo libro del 2009 Capitalist Realism**:

Molti degli studenti adolescenti che ho incontrato sembravano vivere in uno stato di edonismo depressivo, costituito dall’incapacità di impegnarsi in qualsiasi altra cosa che non fosse la ricerca del piacere immediato […] non perseguendo dei concetti bensì cadendo nel lassismo edonista: la morbida narcosi, il confortevole cibo dell’oblio che include playstation, TV e marijuana tutta la notte.

I membri dei Club Dogo sono nati tra il 1975 e il 1980, e come dicono loro stessi “comprano e vendono giocatori da [i tempi de]l Nintendo, vecchia scuola” quindi hanno passato gran parte dei loro pomeriggi dall’infanzia fino a oggi a divertirsi coi videogiochi di calcio.
Aggiungendo abbondanti dosi di marijuana e di birra “la morbida narcosi, il confortevole cibo dell’oblio” viene sfamato.
“Lassismo edonista” = “Playstation, birra e Weeda”
Questo testo raffigura perfettamente l’idea di evasione e di svago di una fetta enorme di giovani italiani e non.
Noi non giudichiamo tutto ciò, non abbiamo intenti moralistici. Cerchiamo di avere uno sguardo antropologico, e da questo punto di vista il testo dei Club Dogo è un vero e proprio manifesto generazionale.
Potrebbe essere l’inno ufficiale di una buona parte degli italiani nati tra il 1975 e il 1995.

*Acronimo che sta per Pro Evolution Soccer, un videogioco prodotto dalla Konami.
**La citazione da Fisher è segnalata da Geert Lovink, e a Lovink l’aveva segnalata Bifo Berardi. Il libro in questione, di cui ci siamo già occupati, è Ossessioni Collettive, tradotto in italiano da Bernardo Parrella.

Zapatero ha distrutto il suo paese, ovvero, la Crisi Spagnola e la birra degli Erasmus. Viaggio in Spagna tra micro-Storia e macro-Storia

Nel 2005 due giovani amiche palermitane, studentesse dell’università di Palermo, decidono di fare l’Erasmus in Spagna.
Sono giorni di piena espansione, per la Spagna. A Barcellona vivono 30000 italiani, c’è una grossa richiesta di lavoro e l’economia cresce a ritmi vertiginosi.
Vista da Palermo, dalla Sicilia e dall’Italia berlusconiana, la Spagna sembra a tutti un paradiso a portata di mano.
Rispetto all’Italia, il clima, la lingua e la cucina sono simili, contrariamente al freddo e ricco nord europa (Padania inclusa) abituale meta di emigrazione;
Rispetto all’Italia, il lavoro non manca.
Rispetto all’Italia, c’è un governo che adotta politiche sociali libertarie: matrimoni gay, droghe leggere tollerate fino alla legalizzazione, diritto di voto ai grandi primati (proyecto gran simio).
Aggiungete la proverbiale inclinazione alla festa dei popoli iberici, strutture universitarie in espansione, il basso prezzo degli alcoolici, e capirete perchè decine di migliaia di giovani italiani nell’ultimo decennio hanno passato periodi più o meno lunghi delle loro vite in Spagna.

Ciò spiega anche il successo di trasmissioni tv insulse tipo Italo-Spagnolo di Fabio Volo su Mtv, o del film Viva Zapatero di Sabina Guzzanti. Per quanto riguarda Paso Adelante, il successo era dovuto totalmente alle natiche di Monica Cruz, la sorella bella di Penelope.
Olé.

Le due giovani palermitane arrivano in una metropoli iberica piene di speranze di lavoro, di studio e di divertimento.
Una delle due ha la borsa di studio, quindi non cercherà lavoro. L’altra non ce l’ha, quindi troverà immediatamente lavoro in una gelateria “Helados Italianos” gestita da un cinquantenne ricco spagnolo. I gelati erano ovviamente orribili, ma la gente del luogo li comprava.
Professionisti, piccolo borghesi e i tantissimi operai edili lavoravano e ritiravano soldi al banco, per spenderli in gelati, birra, cocaina, mutui, vestiti e azioni di borsa. Chi non lavorava aveva corposi sussidi statali, ma erano in pochi, lungimiranti.
Oltre a loro, a frequentare la gelateria Helados Italianos erano gli studenti, fuorisede ed Erasmus.
L’università spagnola che li ospitava gestiva qualcosa come 10000 studenti Erasmus, composti da un 40% di tedeschi, un 20% di italiani e il restante quaranta equamente suddiviso fra giovani viziosi rappresentanti di ogni popolo d’europa. Notevole l’indotto.

Non staremo qui a tediarvi coi particolari della vita erasmus: l’erasmus è un non-luogo, un corridoio con un cucina e un frigorifero pieno di lattine di birra e superalcolici,  dove si parla all’infinito un inglese maccheronico e si prova a infilare il proprio pene in qualche orifizio, o si cerca qualche pene da infilare nei propri orifizi, oppure si blatera senza costrutto. Quando la festa finisce, si torna a casa e si sta ore su facebook a commentare le foto delle feste, facendo così una involontaria opera di pubblicità all’emigrazione in Andalusia o in Catalunya o in Euskal Herria nei confronti degli amici rimasti mollemente in Sicilia.

La nostra studentessa-lavoratrice erasmus palermitana, risucchiata nel vortice di lavoro, studio, feste, botellones e chicas y chicos, cominciò ad apprezzare il paese in cui viveva. Tutto andava a gonfie vele, se confrontato con lo stagno di Unipa, e di PA in generale.
La studentessa borsista non lavoratrice, invece, visto che non lavorava, poteva racchiudere la Spagna di Zapatero in una immagine da cartolina: ogni sguardo alzato al cielo imponeva una gru all’orizzonte.
Tra il 1999 e il 2009 era impossibile alzare lo sguardo e non vedere una gru stagliarsi sobre los cielos azulisimos del regno di Juan Carlos di Borbone.


L’effimero successo economico di Zapatero si basava sull’edilizia selvaggia.
Interi casermoni, interi quartieri, interi paesini sono stati edificati; la loro costruzione ha dato lavoro a quegli operai che rimettevano i soldi in circolo nelle gelaterie.
Oggi questi palazzoni sono vuoti, invenduti, disabitati. Un disastro epocale.
In questo, Zapatero si è limitato a continuare la politica edilizia del PP di Aznar.
Zapatero ha finito il lavoro iniziato da Aznar e così facendo ha ridotto la Spagna a quello che è adesso, uno stato in bancarotta distrutto da una politica edilizia dissennata che ha devastato l’ambiente, alla faccia dei talentuosi architetti spagnoli.

(Occorre dire che le coste spagnole cominciarono a venire deturpate da Franco negli anni ’50, poi autonomie locali, socialisti e popolari hanno fatto il resto. Zapatero ha messo la ciliegina sulla torta di cemento)
Torniamo alla micro-storia.
Nel 2011 la gelateria Helados Italianos ha chiuso.
Nel 2005, le due studentesse palermitane, fumando erba sedute nel salotto della loro elegante habitaciòn (affittata ad un prezzo stracciato) inscenavano un dialogo in cui una delle due elogiava l’operato di Zapatero, l’altra lo riteneva disastroso.
Il fatto che la storia abbia dato ragione all’una e non all’altra è un aspetto secondario.
Quello che conta è la vita delle persone, che nel 2005 era fantastica, e oggi è disastrosa, il cemento ha divorato grossi pezzi della penisola, tutta quanta la costa e buona parte delle isole.
Il cielo di Spagna, l’ambiente, la quotidianità visiva e sensoriale degli spagnoli è ormai segnata per sempre.
Torniamo alla macro-storia.
Cosa succederà adesso?
La nemesi della storia potrebbe accanirsi su Zapatero:
L’avversario da lui sconfitto, il mediocre democristiano Mariano Rajoy, starebbe pensando ad una mossa rivoluzionaria: non chiedere aiuti all’UE per non cedere sovranità alla BCE. Una mossa no-global, che gli varrebbe l’appoggio di massa della popolazione.
Avrà il coraggio per farlo?
Non lo sappiamo, ma la probabile nazionalizzazione di Bankia e Caixa, i due grandi istituti di credito in crisi, sembra essere un indizio.

AGGIORNAMENTO 20 LUGLIO 2012

Beh, diciamo che alla fine Rajoy ha dovuto chiedere aiuto alla Banca Centrale Europea, ma probabilmente neanche questo basterà. Gli spagnoli, dopo aver votato ed esaltato per decenni i colpevoli di questa crisi, ora sembrano piuttosto arrabbiati.