Donald Trump è una forza della natura

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Dapprima lo hanno ignorato, poi lo hanno deriso, quindi lo hanno temuto e ora lo stanno accettando. I media americani cominciano a prendere sul serio la possibilità che Trump vinca le primarie.

In questo articolo vogliamo spiegare alcuni meccanismi della campagna straordinaria di Donald Trump, e lo faremo in un modo che non troverete certo sul Post o in altri siti.

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Per spiegare il fenomeno Trump, anche in America hanno tirato fuori il paragone con Berlusconi. Pure in Italia inzialmente è passato questo meme; qualcuno lo ha paragonato a Grillo e ora, solo ora, Salvini dice di essergli vicino.

In realtà il vero paragone possibile sarebbe con Briatore, prova ne sia il fatto che i produttori televisivi italiani che dovevano adattare il format The Apprentice abbiano scelto Briatore nel ruolo che in America fu di Trump. Da questo punto di vista sono lo stesso personaggio: ricco, di successo, arrogante, vincente, sicuro di sè. “Il boss ha sempre ragione anche quando ha torto!”

Ma la cultura politica italiana è molto diversa da quella americana, e questi paragoni lasciano il tempo che trovano.

Ciò che la stampa italiana ha ignorato in questi lunghi mesi di campagna elettorale è qualcosa che effettivamente non poteva essere colto dai giornalisti italiani che non sanno dove cercare se non nei siti mainstream e tra i tweet dei loro colleghi d’oltreoceano.

La campagna di Trump infatti ha preso forza e slancio da un sottobosco sordido ed eccitante che sta sotto internet: i blog di estrema destra e soprattuto la sezione /pol/ del sito di pittura giapponese 4chan.org.

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Lì nascono i memes che si diffondono a tutta la rete.

La potenza della campagna di Trump, e siamo lieti di essere i primi ad affermarlo in Italia, è la stessa che ha portato Bernie Sanders a lottare alla pari con Hillary partendo dal nulla; è la stessa potenza che ha portato uno sconosciuto come Barack Obama alla Casa Bianca.

Questa potenza è il volontariato intellettuale su internet e per le strade.

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Le campagne di Bernie, Obama e Trump hanno in comune una vision ben definita, quella cosa che i candidati dell’establishment (Bush senior, Nixon e Hillary, ad esempio) a volte non hanno. La vision è una idea che non ha bisogno di spiegazioni, un’aura di forza che si dispiega soprattuto tramite le immagini.

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Qualcuno è arrivato a dire che gli elettori di Trump sono i trentenni obesi che si masturbano sui fumetti giapponesi; c’è sicuramente del vero, però questi maschi eterosessuali soli e disperati, chiusi nelle loro camerette, bombardano la rete di immagini di Trump trionfante, vittorioso. Immagini, memes per usare l’espressione nel senso originario datogli da Dawkins, che giocosamente, selvaggiamente si prendono beffa degli avversari e dipingono Trump come Napoleone, Jefferson, Hitler.

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Sicuramente le politiche proposte da Trump sorridono agli elettori di estrema destra. Ma non è tanto la proposta politica, visto che gli stessi Rubio e Cruz hanno opinioni politiche di una destra per certi versi lontana da un moderatismo storicamente rilevabile nell’elettorato repubblicano, rappresentato da un Jeb Bush troppo raffinato per una campagna del genere.

Il punto forte di Trump non è la collocazione politica ma la semplicità del messaggio.

Costruiremo un muro!

Fuori i terroristi e i musulmani!

Fuori i politici incapaci!

Make America Great Again!

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In un mondo difficile, Trump ha capito che deve fare passare semplici parole d’ordine. Poche semplici parole d’ordine.

Trump, come Obama e Bernie Sanders, dà una speranza, una speranza di cambiamento concreto.

Trump, come Obama e Bernie (di cui parlammo mesi e mesi fa prima di ogni media italiano), si trova in una posizione di uphill battle, battaglia in salita. Ogni ostacolo superato rende tutto più esaltante. Si parla solo di lui, ha monopolizzato l’attenzione. I dibattiti senza di lui non fanno audience.

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I media liberal sono scatenati ma possono ben poco: il momentum, come si dice in inglese, la spinta, lo slancio, la forza inerziale che spinge Trump verso la vittoria non viene per niente scalfita dagli attacchi dei media: il comico John Oliver ha confezionato una puntata tutta contro Trump, poche ore prima del Super Tuesday, e le sue brillanti battute sul miliardario newyorkese non hanno fatto altro che spingerlo verso la vittoria. Vi ricorda qualcosa?

 

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quando si dice il momentum, Trump veniva accusato di razzismo per le frasi sui musulmani, oggi i musulmani in America che lo minacciano vengono deportati come potenziali terroristi. Sono quelle piccole cose che aiutano una campagna vincente

 

Hillary, in un modo o nell’altro, si imporrà su Sanders, c’è troppa disparità, e la sconfitta probabile di Sanders non farà altro che esaltare ancora di più i sostenitori di Trump. Uno scenario del genere sarebbe la sconfitta simbolica di Reddit e la vittoria di 4chan: Reddit è un contenitore di forum più liberal, dove i meme pro Sanders hanno spinto la inizialmente povera campagna del senatore socialista del Vermont, riuscendo a portare donazioni da gente che faceva la fame (Trump non chiede soldi e si autofinanzia, Hillary ha i soldi di banche e multinzionali); 4chan è un contenitore di forum anonimo, frequentato da gente che non ha facebook perché evita i contatti sociali. Il posto in cui nacque Anonymous e dove un tempo si potevano trovare video di pedofilia, nel gergo “cheese pizza”, che ha le stesse iniziali di child pornography.

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Su 4chan regna l’odio e l’eccesso, e i sostenitori di Trump si dividono fra una maggioranza di veri americani appassionati di armi, videogames e Sarah Palin, cioè bianchi stanchi di Obama e femministe; un’altra parte di veri e propri neonazisti; e infine una parte di simpaticissimi burloni che sostengono Trump solo perché è la cosa più assurda da fare.

In questo clima festoso un candidato alla presidenza degli Stati Uniti come Trump può esternare, ricambiato, la propria stima per Vladimir Putin. Un presidente degli Stati Uniti amico della Russia?

 

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Donald Trump sembra avere un popolo vero alle spalle, oltre a quello pittoresco di internet.

Qualsiasi cosa succeda la campagna elettorale di Trump andrà ricordata come un evento significativo della storia politica americana, in perfetta continuità con lo sviluppo tecnologico e dei media.

 

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