Onore alla gang di ebrei che caccia fuori dal ghetto di Roma chi rompe i coglioni. The brews going out to terrorize goyim!

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Il Fatto quotidiano ha riportato la notizia di una presunta aggressione avvenuta ieri nel ghetto ebraico di Roma.

Le bastonate sarebbero state causate dal fatto che un gruppo di “gentili” (non ebrei) aveva deciso di strappare un manifesto dedicato alla memoria di Ariel Sharon, eroe delle guerre israeliane.

Questo gruppetto pensava di poter andare senza problemi nell’epicentro dell’ebraismo romano a insultare quello che, piaccia o no, è un simbolo della ritrovata forza della comunità ebraica mondiale.

Ad aspettarli c’era una squadra di ragazzi ebrei che li ha (come si dice a Roma) “corcati de botte”. Adesso questi sprovveduti goyim hanno capito con chi hanno a che fare:
“Non avrei dovuto farlo. La mossa sbagliata nel posto sbagliato – ammette Vladimiro, l’unico che accetta di parlare con il Fatto – Ma non volevo essere aggressivo, ero quasi sovrappensiero. Ho le mie idee politiche su Sharon e sulla politica di Israele, ma non sono mai stato una persona violenta. Non avevo idea di poter scatenare una reazione del genere”

“Non avrei dovuto farlo. La mossa sbagliata nel posto sbagliato – ammette Vladimiro, l’unico che accetta di parlare con il Fatto – Ma non volevo essere aggressivo, ero quasi sovrappensiero. Ho le mie idee politiche su Sharon e sulla politica di Israele, ma non sono mai stato una persona violenta. Non avevo idea di poter scatenare una reazione del genere” – See more at: http://moked.it/blog/2014/01/17/voci-a-confronto-634/#sthash.h2ZxT51M.dpuf

Per chi non lo sapesse, Roma ospita la comunità ebraica più grande d’italia, l’unica che abbia ancora un sostrato popolare e anche proletario. Molti dei centurioni che stazionano fuori dal Colosseo sono ebrei del ghetto, e non sono certo accusabili di far parte di qualche lobby che controlla il mondo. Sono piuttosto padri di famiglia che cercano di sbarcare il lunario, e a loro va la nostra simpatia.

Ora, i piagnistei dei tanti anti-sionisti o/e antisemiti che si lamentano di questo “atto squadristico” ci fanno ridere. Questa gente farebbe meglio a tacere.

Se vai di fronte ad una università occupata e strappi manifesti ti becchi le mazzate, se vai davanti alla curva a cancellare scritte ultras ti becchi le mazzate. E con questo non vogliamo giustificare l’orrendo paragone fatto dal capo degli ebrei romani Pacifici per minimizzare l’accaduto.

Una simile logica territoriale è il sinonimo di un quartiere vissuto, con una memoria storica che spinge la gente del luogo ad armarsi contro gli “stranieri” che pensano di venire a comandare.

Noi non siamo ferventi sostenitori di Israele, pensiamo sia un paese straordinario (nel senso di fuori dall’ordinario), pieno di contraddizioni e che troppo spesso viola i diritti umani di chi non ha un passaporto israeliano, siano essi nativi palestinesi o migranti eritrei

Ma la politica israeliana non c’entra niente con quanto è successo nel ghetto di Roma.

Se c’è una comunità in Italia che ha motivi storici per prendere a bastonate chi non li rispetta, beh, questa comunità è proprio quella degli ebrei romani.

Parlando con amici tedeschi abbiano notato il loro sbigottimento quando abbiamo raccontato che dalle manifestazioni romane contro Priebke sono stati cacciati degli ebrei che portavano bandiere israeliane.

Dopo quello che è successo ai loro nonni nel 1945, ci pare lecito che gli ebrei romani non permettano invasioni di questo tipo nel loro quartiere.

Possiamo ben dire che gli idioti che sono andati nel ghetto a strappare i manifesti di Sharon si sono meritati le mazzate, loro stessi ammettono di aver agito con leggerezza. Siamo contro la violenza, ma se sei talmente stupido da compiere gesti simili, ci sta che ti becchi le bastonate.

La citazione del titolo di questo articolo, The brews, è presa da una canzone dei Nofx che narra le gesta (di fantasia) di una gang di skinhead ebrei che va in giro a bastonare gli antisemiti. La banda romana ci sembra la realizzazione di questa fantasia, in particolare delle strofe:

Reputation gained through intimidation

Pacifism no longer tradition

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