Lo stallone donna: Annabel Chong. Pornografia, Università e Femminismo in America negli anni ’90-’00

1. Uno dei più influenti personaggi del femminismo americano degli ultimi decenni è stata Andrea Dworkin. Autrice di testi-chiave, come Pornography and Civil Rights a new day for Women’s Equality, o anche Pornography, Men Possessing Women e Intercourse, un libro che interpreta l’atto sessuale, la penetrazione pene-vagina (nel contesto patriarcale e per come viene solitamente rappresentato in cinema e pornografia), come una occupazione violenta, paragonabile all’invasione nazista della Polonia. L’uomo, secondo Andrea Dworkin, ha una visione del sesso legata alla guerra o alla caccia*, una visione del rapporto sessuale oltretutto peggiorata e resa odiosa dalla moderna pornografia che dipingerebbe le donne come oggetti passivi del potere-piacere maschile.
Nel corso della sua vita, Andrea Dworkin subì duramente e in più occasioni abusi sessuali da parte degli uomini. Queste orribili esperienze hanno sicuramente offerto una base empirica per alcune delle sue teorie.

2.Annabel Chong (vero nome Grace Quek) è nata nel 1972 a Singapore. A diciott’anni va in Inghilterra con un Gifted Student Programme, una borsa di studio all’estero per gli studenti più dotati.
Anche lei, come Andrea Dworkin, fu una giovane vittima della violenza sessuale maschile: uno stupro di gruppo nei pressi di una stazione ferroviaria, quando non aveva ancora vent’anni.
La sua reazione fu diversa, opposta a quella della Dworkin: se Dworkin interpretò le violenze subìte come prova dell’ineluttabile violenza di ogni atto sessuale maschile, Annabel Chong sembrerebbe aver colto l’occasione per prendere consapevolezza di sè e del proprio corpo.
Entrò nell’industria del porno e nel 1995, a soli 22 anni entrò anche nel Guinnes dei Primati per la sua interpretazione di Messalina nel film porno “The world’s biggest gangbang”.
251 atti sessuali con 70 uomini diversi, nell’arco di 10 ore. Una epocale opera di performance art o una squallida rappresentazione di lascivia e depravazione?
Vediamo cosa ne dice Annabel in un intervista consultabile online:

Quali erano le ragioni che ti hanno spinto a fare il film?
Per me aveva molto a che fare con l’umorismo, perchè c’è questo stereotipo dello stallone che si scopa qualsiasi cosa si muova attorno a sè, e la mia era una parodia di come gli uomini dovrebbero essere.

Come vedete, una visione completamente alternativa a quel pensiero femminista che legge la pornografia come uno spettacolo sempre e comunque degradante: troviamo qui, al contrario, umorismo e parodia degli attegiamenti maschili. Oltretutto, possiamo immaginare che durante le riprese lei abbia maturato un senso di eguaglianza/superiorità nei confronti degli uomini che si affannavano attorno a lei, di cui LEI disponeva a piacimento; la stessa consapevolezza riscontrabile in quelle donne che lavorano come infermiere, psicanaliste, insegnanti o escort, abituate a guardare gli uomini dall’alto in basso e quindi prive di ogni sudditanza.
Annabel Chong era una pornostar intellettuale, che conosceva bene i limiti e le aporìe della pornografia, e aveva le idee chiare: nel documentario sulla sua vita (che ha vinto un premio al Sundance Festival) le viene chiesto delle misure di sicurezza, del fatto che alcuni partecipanti al suo film non avessero il preservativo.
La sua risposta fu intrisa di nichilismo e di gioia di vivere:

Lo so che ho rischiato di prendere l’AIDS, ma il sesso è una cosa per cui vale la pena rischiare la morte.

3.
Oggi Annabel Chong non esiste più, Grace Quek ha scelto di abbandonare il suo personaggio per tornare ad una vita normale.
Ma il suo mito rimane intatto.
Chuck Pahlaniuk ha ambientato un suo romanzo, Snuff (tradotto in italiano con il titolo di Gang Bang), durante un tentativo di rubare il record ad Annabel Chong; un libro davvero divertente, commovente e rivoltante allo stesso tempo, nel più classico stile Pahlaniuk.
Ma c’è anche chi sfrutta il nome e il lascito culturale di Annabel Chong per i propri fini economici: stiamo parlando dell’industria pornografica.
Possiamo dire che “The World Biggest Gangbang” della Chong, uscito nel ’95, abbia spianato la strada per due tendenze della pornografia che nei decenni successivi si sarebbero affermate: la gang-bang e il porno-femminista.
Se la gang-bang è un aspetto puramente “tecnico”, il porno “female-friendly” è un atteggiamento culturale nuovo**, magari venato di “sex-positive feminism“, e ha conosciuto una vera esplosione di interpreti, registi, case di produzione e anche di Professori Universitari pronti ad attestarne la validità artistico-culturale.
La differenza fra i magnati dell’industria del porno e Annabel Chong è sostanziale:
la Chong non ricevette neanche un dollaro per la sua impresa di 251 atti sessuali. Lo fece per la gloria e per l’arte, soltanto. Non si può dire lo stesso per chi guadagnò milioni grazie a quella videocasseta (che fu ovviamente il primo bestseller dei vhs porno in USA).
Dalla fine degli anni ’90 in USA la lobby economica del porno organizza conferenze miste accademici-pornostar, dove si fanno seminari intitolati : “Cum Shots: History, Theory and Research”, oppure “Gay Porn for a Specific Audience: Mature and Uncut Men.”
Eventi nati per volontà dei quattro giganti della pornografia Usa (Vivid, Vca, Metro e Wicked).
In queste convention (intitolate World Pornography Conference) pornostar, segaioli e professori universitari (spesso le ultime due categorie coincidono) si incontrano e si fanno i pompini a vicenda (in senso figurato, naturalmente) attestando l’ingresso dell’industria del porno nel mainstream della popular culture. Alcuni personaggi sono arrivati al porno da una carriera universitaria***: oltre alla già citata Annabel Chong, ricordiamo la regista porno Tristam Taormino, teorica femminista, laureata alla Wesleyan University e nipote del grande scrittore Thomas Pynchon.
Il lobbysmo in America conosce vie tortuose, quindi non sorprende che professori di Cultural Theory e Gender Studies spendano parte del loro tempo ad esaltare la pornografia come fenomeno culturale complesso e quindi da analizzare, magari remunerati (meglio dire ‘lubrificati’) dall’industria pornografica.
Concludiamo, a tal proposito, citando un altro regista porno laureato, John Horner, che alla prima conferenza del 1998 ringraziò così i professori universitari accorsi:
Vi ringraziamo, per averci aiutato a diventare sempre più mainstream.
—————————————————–
*Noi del fiumeoreto abbiamo una visione dell’atto sessuale uomo-donna molto più gioiosa e spensierata rispetto alla Dworkin. Però, se vi interessa approfondire l’argomento del simbolismo fra sessualità maschile e caccia (o guerra) vi consigliamo il classico di Geza Roheim, Antropologia e Psicanalisi che si occupa ampiamente dell’argomento.

**Relativamente nuova: sappiamo che dagli anni ’60-’70 in Svezia le femministe combatterono una battaglia per la libertà pornografica. Negli anni ’80 la saturazione del mercato pornografico portò il femminismo europeo a rifiutare questa pratica come degradante. Oggi, appunto il porno “female-oriented” sta riaprendo la discussione. Proprio in Svezia opera la più famosa regista europea del genere, Erika Lust, con la Lust Production.
*** Recentemente la prof.ssa Parrenas-Shimizu ha pubblicato un libro che sembra debitore tanto ad Annabel Chong quanto a Gayatri Spivak: The Hypersexuality of Race: Performing Asian-American Women on Screen and Scene. Nel libro si enfatizza la ribellione della Chong alla rigida morale sessuale della sua famiglia, proveniente da Singapore

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