L’amore prima di John Lennon – gloria e mito di Toshi Ichiyanagi

Toshi Ichiyanagi

A volte trovo ingiuste le gerarchie attribuite dagli storici agli eventi umani. Dico ciò perché, talvolta, l’approfondimento delle vicende personali di alcuni personaggi chiave dell’età umana del mondo può essere ostacolato dalle letture più abusate e stereotipate in materia; le stesse letture per cui risulta facile sorvolare su un personaggio che, alla meglio, verrà ricordato da molti come “il primo marito di Yoko Ono” anzichè come uno dei pionieri della “nuova musica” giapponese.

Anche per me, ovviamente, Toshi Ichyianagi è stato a lungo soltanto il nome del primo marito di Yoko Ono. Decisivo è stato l’apporto di un libro come Japrocksampler di Julian Cope, accurata e amorevole ricostruzione dei primordi del pop, del jazz, del rock e della musica d’avanguardia giapponese del XX secolo, oltre che fonte primaria di rubacchiamento per quest’articolo.

L’approccio di Cope, musicalmente eclettico e antisettario, consente di farsi un giro non solo sonoro nella storia del Giappone, partendo dall’ evento che simbolicamente segna la fine del suo “isolazionismo volontario”1 (ovvero l’attracco di quattro navi a vapore statunitensi, avvenuto nel 1853, dalle quali il commodoro Matthew Perry scese per pretendere e ottenere l’apertura di una rotta commerciale “in nome del governo degli Stati Uniti”2) fino ad arrivare ai primi anni ’80 e agli esordi del pop digitale.

Una delle figure discusse nel libro è proprio il primo Mr. Ono. Nato a Kobe nel 1933, Ichiyanagi fu probabilmente fra i primissimi compositori provenienti dal Giappone a frequentare gli insegnamenti di John Cage alla Juilliard di New York, meta raggiunta grazie allo sviluppo di un precoce talento pianistico e all’ottenimento di una ricca quanto prestigiosa borsa di studio intitolata E.A. Coolidge.

John Cage

Proprio a metà del primo anno di università avvenne l’incontro con Yoko. La quasi coetanea di Toshi si trovava negli States già da due anni, allora, e grazie all’appoggio di una famiglia particolarmente colta e agiata era entrata in contatto con le istanze più radicali della performance art e delle avanguardie newyorkesi, oltre che con le esperienze della Gutai Art Association giapponese. Le lezioni di Cage finirono fra l’altro con l’intrigare anche Yoko, portandola ad essere perfino più zelante del futuro marito nel prendere appunti.

Il matrimonio di Yoko e Toshi, avvenuto in barba alle mire aristocratiche dei genitori di lei, avvenne nel ’56; ma nel loft senza riscaldamento del Lower East Side di Manhattan dove i due si erano trasferiti comincia una non facile convivenza.

Toshi, completamente assorbito dal suo lavoro su Trio, “composizione di otto minuti per arpa, flauto e nokan (flauto giapponese di bambù)”3, non si cura neanche della presenza di una moglie che, costretta a lavorare come cameriera per far quadrare i conti, aveva probabilmente insufflato nel suo concetto di unione matrimoniale una dose letale di romanticismo bohémien.

Nel ’57 una coincidenza fin troppo annunciata sprofonda Ichiyanagi nella depressione più nera: Cage decide di far coincidere la presentazione della sua Winter Music con la prima dello String Quartet di Toshi, un’opera, questa, particolarmente ponderosa e notevole per numero di riscritture da parte dell’autore. Il successo di Winter Music fu tale da scardinare temporaneamente i sogni di gloria di Ichiyanagi e con essi, lentamente, anche l’unione con la futura Fluxus-iana Yoko.

Il matrimonio regge a fatica fino al 1960. Nel 1961 Toshi, con sua indicibile gioia, venne invitato a presentare le sue opere ad un seminale festival di musica sperimentale e d’avanguardia organizzato a Tokyo dal critico e musicologo Hidekazu Yoshida. La prospettiva di ritornare in patria come “Eroe Culturale, che riaffiora dall’Ade stringendo sottobraccio bobine di nastro magnetico”4 era una delle principali ambizioni del figlio della working class di Kobe.

Il suo successo fu tale da portarlo ad affermare in tempi recenti che fu proprio il ’61 l’anno zero della musica sperimentale giapponese. Nonostante ciò non corrisponda del tutto a verità (già qualche anno prima, infatti, l’avanguardia giapponese annoverava personaggi come giovane il pianista Yuji Tahashi, pubblicamente apprezzato da Iannis Xenakis), è pur vero che Ichiyanagi fu riconosciuto fin da subito come un argonauta della composizione d’avanguardia al pari di colleghi come Earl Brown, Morton Feldman e dello stesso Cage.

Fu proprio quest’ultimo ad assaporare in Giappone un successo la cui base, nel 1962, era già stata consolidata da una recente ma esplosiva fioritura locale di sempre più audaci approcci alla composizione e alle tecniche esecutive. In occasione della visita giapponese del febbraio di quell’anno fa nuovamente capolino Yoko nella nostra storia, una Yoko galvanizzata dalle aspettative di grandeur che solo un ritorno in patria in compagnia di Cage poteva darle.

Il nostro amico Zen Master musicale si era infatti “invaghito” dell’insolenza di Yoko, tanto da proporle di aprire i concerti del tour giapponese con delle performance ad hoc (per quanto possano considerarsi “ad hoc” le trovate di un’artista che non aveva esitato ad approfitare di una prima alla Carnegie Recital Hall per amplificare con un microfono lo sciaquone del bagno delle donne). Una simile vetrina artistica, unita alla possibilità di riallacciare i rapporti con l’ex marito da lei stessa allontanto, costituiva un’occasione fin troppo ghiotta.

Purtroppo anche la ragazza, come Toshi pochi anni prima, subì piuttosto direttamente il trionfo accordato al nome più celebrato in cartellone. Le sue apparizioni vennero continuamente relegate fra le “note a piè di pagina delle recensioni entusiastiche di Cage”5, quando non ignorate del tutto. Toshi, dal canto suo, contribuì al generale clima di indifferenza nei confronti di Yoko con un atteggiamento che lasciava ben poco spazio ai ritorni di fiamma. Il tutto cosituì una sequela di delusioni tanto amare, per Yoko, da condurla a procurarsi un’overdose di tranquillanti in seguito alla quale venne ricoverata in un istituto psichiatrico. A poco le servì la commissione, ricevuta da Ichiyanagi (che nel frattempo aveva completato una avveniristica composizione elettronica lunga 9 minuti intitolata Parallel Music) per una colonna sonora da associare al film Ai (“Amore”) di Takahiko Iimura.

Il Fluxus degli eventi (che battutona!) doveva scorrere ancora per qualche anno prima che la performance art potesse affermarsi in Giappone tanto quanto la musica d’avanguardia.

La musica, più di ogni fatua manifestazione di ego, rimane; e con essa le fiamme e i petali di loto di lavori Ichiyanagiani come Opera From the Works of Tadanori Yokoo, un doppio LP ultrararo ma ormai celebre, fra le altre cose, anche per alcune trovate di “packaging multimediale” riprese in seguito, con simili modalità, da innumerevoli artisti e gruppi delle più disparate estrazioni stilistiche.

Copertina di Opera...

Nonostante io abbia riportato principalmente gli eventi più mondani di tutta la vicenda Ono-Ichiyanagi, invito gli interessati a farsi un giro fra le segrete dell’oceanica discografia del compositore.

Un veloce riferimento: http://en.wikipedia.org/wiki/Toshi_Ichiyanagi.

Sull’operato artistico delle varie altre figure coinvolte in questo sproloquio non mi pronuncio. Per il momento…

di Furious George

1J.Cope, “Japrocksampler”, Arcana ediz., Roma 2008, p. 29.

2Ibidem.

3Ibidem, p. 64.

4Ibidem, p. 65.

5Ibidem, p. 71.

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