MANTRA MONTI – ovvero il governo tecnico più minimal music della storia d’Italia.

Monti e il suo rito vocale

Ascoltate bene:

 http://www.youtube.com/watch?v=gP2YUlTPo30

L’impressione che Monti dà nel corso delle sue conferenze stampa in questi giorni di manovra finanziaria è decisamente quella di un prodigio di vocalità minimal, qualcosa di paragonabile soltanto alla lettura più ispirata del libro tibetano dei morti o, ancora di più e meglio, alla dimensione ultraterrena di molte delle composizioni dei cosidetti “Frank Stella” della musica. Vogliamo giocare coi nomignoli? D’accordo, allora vai con: LaMonti Young,Mario Riley, Giacinto Monti (mmh, questo funziona un pò meno…il riferimento è a Scelsi, s’intende).

LaMonte Young

Al di là delle pur simpatiche imitazioni di Maurizio Crozza, il coefficiente ipnotico o, se volete, l’alone mantrico dei discorsi di Monti ha qualcosa di primordiale. Primigenio. La sua voce pulsa mansueta attraverso l’etere italico come l’inafferrabile rotazione delle sfere; musica orbitale alla quale molti rimangono del tutto sordi, convalidando così la tesi Ciceroniana espressa nel Somnium Scipionis.

Parliamo in breve di alcune delle caratteristiche della sua voce. Essa è perennemente salda attorno alla sua tonica, con oscillazioni rare entro un intervallo forse mai più ampio di una terza minore sopra o sotto. Ma è il ritmo delle parole la sua specialità: la potenza narcotico/psichedelica della sua voce non dipende tanto da una velocità di scansione magari inesorabile. Tutt’altro: il Nostro mantiene il suo mantra fiscale sempre entro ritmi mid e uptempo, per usare espressioni comprensibili a molti anglofili musicofili. Se dovessimo trarre dai discorsi di Monti degli accenti ritmici e quindi un tempo metronomicamente e agogicamente determinato, potremmo stimare una velocità media compresa fra i 96 e i 112 bpm: un tempo cioè sospeso fra l’Andante e il Moderato.

In ambito televisivo, simili manifestazioni sonore non si riscontravano nella televisione dai tempi degli ultimi mondiali di calcio (2010), ovvero quando sterminati eserciti di vuvuzela tonanti irruppero nelle nostre case con l’impeto di milioni di bombus inferociti, dando vita così a uno dei più stupefacenti esempi di creazione musicale minimal/estemporanea degli ultimi anni. Il drone eterno dell’Orchestra Popolare della Tifoseria Sudafricana, incubo di telecronisti e pubblico poco incline alla deprivazione sensoriale tanto quanto trionfo per qualunque appassionato di happening musicale semi-programmato, potrebbe trovare un suo ideale sviluppo nelle ammalianti melopee Montiane, sebbene queste siano nettamente meno devastanti sul piano dei decibel.
Al volume delle vuvuzela si è sostituita la bizantineria dei suoi discorsi, sottili porte verso l’assoluto.

Questo articolo è stato scritto da Furious George

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...